Rassegna storica del Risorgimento

GIORNALI ITALIA 1910-1911; GUERRA ITALO-TURCA 1911-1912; LIBIA
anno <1969>   pagina <478>
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Marcella Piiicherla
una soluzione di compromesso: un irredentismo a lunga scadenza." I rela­tori del congresso erano quasi tutti giornalisti, ma erano essi in grado di impri­mere un indirizzo politico ai giornali di cui erano redattori? Corradini lo af­ferma, sostenendo che essi avevano preso la mano alle direzioni che rilutta­vano . -> Per merito loro si era giunti ad un vero record di concordia nazio­nale che avrebbe permesso di prender la mano al governo . In tal modo il nazionalismo aveva compiuto la sna funzione di partito della nazione contro tutti gli altri, in un modo assolutamente democratico; Corradini infatti in quel momento sosteneva che democrazia e imperialismo potevano coesistere e citava l'esempio della Francia. Con la loro azione i nazionalisti erano diventati propugnatori dell'azione che rispondeva ad una necessità storica , tanto che, se fosse prevalsa la viltà si sarebbe resa necessaria un'azione contro cose e persone che non si possono nominare .8)
Corradini era forse al corrente di qualche perplessità negli ambienti di corte. Infatti il 25 settembre il ministro della guerra, Spingardi, scriveva a Bra­sati : tu non sei entusiasta, né io lo sono, ma ne riconosco la ineluttabile neces­sità. Che si dovesse andare prima o poi non discuto: fa errore, convengo, ma agli errori conviene riparare quando possibile. La questione ha precipitato col Marocco e con l'ardito atto germanico; poteva, anzi doveva prevedersi; se non lo fu battiamoci il petto, ma oggi, ripeto, l'occupazione si imponeva a qualunque costo. Fummo trascinati, tu dici, a rimorchio dalla opinione pubblica, se così fosse io direi benedetta in questo caso la opinione pubblica che ci ha impedito di commettere un altro errore... di tempo! Ed è singolare fortuna che tutto il paese sia favorevole. Vi saranno interessi più o meno loschi in gioco, non escludo, ma la grande massa è favorevole per alto sentimento di italianità. L'Austria chiederà altri compensi; può darsi, anzi lo credo, la sna marcia su Salonicco è fatale, come è fatale una nostra guerra r-olFalleata, ma non ora... Dunque poiché a Tripoli ci si deve andare e non ne ripeto le note ragioni, an­diamoci con lieto animo. Ma soprattutto andiamoci bene . Spiegava poi come avrebbe costituito il corpo di spedizione, parlava delle domande di partecipa­zione all'impresa fatte da alcuni ufficiali e della azione traditrice della stampa dì ogni colore: aveva fatto vive pressioni con Giolitti a voce e prima per iscritto, e già se ne sono visti i risultati . Concludeva dicendo di essersi bat­tuto perché dal momento che la spedizione e stata decisa fosse assolutamente impedito qualunque invio di uomini, armi o munizioni sulle coste tripoline. Era ovvio! In una nota aggiungeva: io era d'avviso convenisse far prece­dere una dichiarazione. S. Giuliano mi assicurava che non gli mancavano ar­gomenti per legittimare la violazione del diritto internazionale. Ora però è convinto anche lui della necessità di un ultimatum. La lettera, finita di scri-
i) G. CASTELLINI, Fasi e dottrine del nazionalismo italiano, Milano, 1915, p. 18. Gli ordini del giorno (tal congresso di Firenze in // nazionalismo italiano di., pp. 99, 129.
2) E. COHIMOI.NI, Vara di Tripoli Milano, 1911, pp. XI. La prefazione è datata 17 ettembre 1911, il volume usci oociti giorni dopo. La pubblicatone come edito rial della lettera aperta a Giolitti, scritta da Bevlone su ordine di Frananti (ohe era semplicemente umico di Giolitti: cfr. G. NATALE, Giolitti e gli Italiani, Milano 1949, p. 79), smentisce la riluttanza * delle direzioni.
a) COHRADINI, op. alt, p. XIX; dr. anche G. SALVEMINI, Opere, III, voi. I eh., p. 329 e nota.