Rassegna storica del Risorgimento
GIORNALI ITALIA 1910-1911; GUERRA ITALO-TURCA 1911-1912; LIBIA
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1969
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Marcella Piiicherla
una soluzione di compromesso: un irredentismo a lunga scadenza." I relatori del congresso erano quasi tutti giornalisti, ma erano essi in grado di imprimere un indirizzo politico ai giornali di cui erano redattori? Corradini lo afferma, sostenendo che essi avevano preso la mano alle direzioni che riluttavano . -> Per merito loro si era giunti ad un vero record di concordia nazionale che avrebbe permesso di prender la mano al governo . In tal modo il nazionalismo aveva compiuto la sna funzione di partito della nazione contro tutti gli altri, in un modo assolutamente democratico; Corradini infatti in quel momento sosteneva che democrazia e imperialismo potevano coesistere e citava l'esempio della Francia. Con la loro azione i nazionalisti erano diventati propugnatori dell'azione che rispondeva ad una necessità storica , tanto che, se fosse prevalsa la viltà si sarebbe resa necessaria un'azione contro cose e persone che non si possono nominare .8)
Corradini era forse al corrente di qualche perplessità negli ambienti di corte. Infatti il 25 settembre il ministro della guerra, Spingardi, scriveva a Brasati : tu non sei entusiasta, né io lo sono, ma ne riconosco la ineluttabile necessità. Che si dovesse andare prima o poi non discuto: fa errore, convengo, ma agli errori conviene riparare quando possibile. La questione ha precipitato col Marocco e con l'ardito atto germanico; poteva, anzi doveva prevedersi; se non lo fu battiamoci il petto, ma oggi, ripeto, l'occupazione si imponeva a qualunque costo. Fummo trascinati, tu dici, a rimorchio dalla opinione pubblica, se così fosse io direi benedetta in questo caso la opinione pubblica che ci ha impedito di commettere un altro errore... di tempo! Ed è singolare fortuna che tutto il paese sia favorevole. Vi saranno interessi più o meno loschi in gioco, non escludo, ma la grande massa è favorevole per alto sentimento di italianità. L'Austria chiederà altri compensi; può darsi, anzi lo credo, la sna marcia su Salonicco è fatale, come è fatale una nostra guerra r-olFalleata, ma non ora... Dunque poiché a Tripoli ci si deve andare e non ne ripeto le note ragioni, andiamoci con lieto animo. Ma soprattutto andiamoci bene . Spiegava poi come avrebbe costituito il corpo di spedizione, parlava delle domande di partecipazione all'impresa fatte da alcuni ufficiali e della azione traditrice della stampa dì ogni colore: aveva fatto vive pressioni con Giolitti a voce e prima per iscritto, e già se ne sono visti i risultati . Concludeva dicendo di essersi battuto perché dal momento che la spedizione e stata decisa fosse assolutamente impedito qualunque invio di uomini, armi o munizioni sulle coste tripoline. Era ovvio! In una nota aggiungeva: io era d'avviso convenisse far precedere una dichiarazione. S. Giuliano mi assicurava che non gli mancavano argomenti per legittimare la violazione del diritto internazionale. Ora però è convinto anche lui della necessità di un ultimatum. La lettera, finita di scri-
i) G. CASTELLINI, Fasi e dottrine del nazionalismo italiano, Milano, 1915, p. 18. Gli ordini del giorno (tal congresso di Firenze in // nazionalismo italiano di., pp. 99, 129.
2) E. COHIMOI.NI, Vara di Tripoli Milano, 1911, pp. XI. La prefazione è datata 17 ettembre 1911, il volume usci oociti giorni dopo. La pubblicatone come edito rial della lettera aperta a Giolitti, scritta da Bevlone su ordine di Frananti (ohe era semplicemente umico di Giolitti: cfr. G. NATALE, Giolitti e gli Italiani, Milano 1949, p. 79), smentisce la riluttanza * delle direzioni.
a) COHRADINI, op. alt, p. XIX; dr. anche G. SALVEMINI, Opere, III, voi. I eh., p. 329 e nota.