Rassegna storica del Risorgimento

CESSI ROBERTO
anno <1969>   pagina <483>
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AMICI SCOMPARSI
ROBERTO CESSI
Nato a Rovigo il 20 agosto 1885, figlio e fratello d'insegnanti, conseguita ventiduenne la laurea in lettere all'Università di Padova e ultimato l'anno di per­fezionamento all'estero, entrò archivista nell'Archivio di Stato di Venezia* dove rimase fino a quando assunse l'insegnamento di storia economica nell'Istituto superiore di studi commerciale di Bari, passando l'anno dopo a Trieste (1921-27), infine all'Università di Padova, dove tenne la cattedra di storia medievale e moderna sino al 1965, e dove si spense improvvisamente il 19 gennaio scorBO. Tali i nudi dati, dirò così, anagrafici di una vita vissuta con una intensità di lavoro negli studi storici (e non soltanto in essi) che credo lasci a notevolissima distanza ogni altro storico contemporaneo. Si pensi: un insieme di quasi cinque­cento pubblicazioni, non poche delle quali voluminose, per oltre trentacinquemila pagine, in nn arco d'interessi storici e di indagini che va dall'alto medioevo su su attraverso i secoli fino al Risorgimento ed alla Liberazione! Decisivo per lui il lungo periodo trascorso nell'Archivio dei Frari, l'amplissimo campo nel quale applicò e affinò quel metodo scientifico nell'indagine storica, del quale nell'Ateneo padovano gli erano stati insigni maestri, da lui sempre affettuosamente ricordati, Camillo Manfroni, Nino Tamassia e soprattutto Vittorio Lazzarini, che gli apprese la scrupolosa lettura e interpretazione delle fonti archivistiche; metodo da lui sempre seguito, anche più tardi dalla cattedra, e tenacemente difeso, nemico, talvolta anche aggressivo, di ogni faciloneria, di ogni tentativo di sostituire alla validità dei documenti la fantastica, facilonesca interpretazione o l'adattamento di essi a tesi preconcette, a seducenti sintesi verbose e inconcludenti. Se di intran­sigenza si volesse parlare, si ricordi che può giustamente esercitarla verso gli altri chi prima l'usa con se stesso nella fedeltà ai propri principi; e tale fu il Cessi, sotto l'aspetto scientifico, politico, morale. Dotato di uno spirito critico acutissimo, di una sicura preparazione filologica e storica, di una prodigiosa tenacia lavora­tiva, di una illimitata passione alla ricerca, in quella inesausta e per tanta parte inesplorata miniera di storiche testimonianze egli scavò, allora e poi sempre, come forse nessun altro prima di luì, ponendo questo prezioso materiale a base di una rigida revisione della storia di Venezia, sfatando leggende secolari, fantastiche sovrastrutture, sottoponendo le fonti cronachistiche ad un rigido esame per uti­lizzarle sceverandone gli elementi di verità, dopo averne filologicamente fissato il testo, liberandolo dalle arbitrarie né sempre disinteressate interpolazioni: una storia da lui scrutata in tutti i suoi momenti, ma soprattutto gettando una luce inte­ramente nuova sul perìodo più oscuro delle origini di Venezia, sui rapporti di essa con l'impero d'oriente, sul progressivo affermarsi della sua autonomia dopo il secolo VII, sul formarsi ed evolversi dei suoi istituti politici, sociali, religiosi, e più lardi sull'amplissimo orizzonte dei suoi rapporti con gli Stati italiani, d'ol­tralpe, d'oriente, con la Chiesa: storia veneziana ed italiana ed europea; studi condotti sempre su laboriose ricerche negli archivi italiani e stranieri, da lui assi­duamente frequentati, anche quando la tarda età glielo rendeva disagevole.
Fulcro dunque della sua attività storiogràfica la Serenissima, ma non limitata a questa, bensì, per naturale attrazione, largamente ramificata: così, per esempio, i problemi del passaggio dall'evo antico al medievale, i suoi studi sulle invasioni