Rassegna storica del Risorgimento
CRISPI FRANCESCO CARTE; MANCINI PASQUALE STANSLAO CARTE; MUSEO
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1969
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487
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Le carte di Angelo Hargoni 487
goni partecipe di responsabilità governative. La profittatimi è sottolineata dalle lettere a Depretis e a Mordini, dalla corrispondenza telegrafica con Bertani, dalle carte riguardanti le elezioni dell'ottobre 1860 con gli indirizzi al Governo dei diversi comuni dell'isola.
Crediamo non inutile riprodurre a questo punto la pan* politica di una lettera di Amos Ronchey sugli ultimi aneliti della Napoli borbonica.
Napoli, 28 agosto 1860
Mio caro Bargoni,
Siamo alla fine: fra due o tre giorni la dinastia sarà sulle vie dell'esigilo [sic]. Stanotte il re è partito per Gaeta: la città lasciata alla guardia nazionale, meno i forti ed il palazzo reale. Se la città farà una manifestazione, basterà per far cadere il governo.
In giornata si spera di una protesta degli ufficiali per non volersi battere contro italiani. Almeno ieri sera fu concertata e tutti diedero il loro assenso. Han promesso anche una manifestazione della truppa e -vi credo pia che ad una manifestazione cittadina. Almeno allora mediante un pronunciamento militare si salvarebbe [sic] un esercito di 80 mila uomini, altrimenti sarebbe una grande sventura. Fatto il pronunciamento comincerà il pandemonio: guai se il nostro governo non vi mette subito le mani; temo disordini gravissimi che potrebbero pregiudicare l'Italia intera. La truppa vuol essere subito allontanata; qui man dati de* nostri soldati e in buon numero. Ci vuole subito chi venga a governarli: il paese manca di grandi individualità; le personalità sono immense, gli odi, le invidie, le ambizioni profonde.
Chi ha rovinato il paese fu ed è Liborio Romano, che ha menato pel naso i liberali e fin quelli che tornarono dalFesiglio. È falso però che taluno di questi abbia accettato un incarico governativo e d'Ayala e Leopardi specialmente si sono comportati meglio degli altri...
Amos Ronchey
Bargoni non condivideva, evidentemente, il giudizio dell'amico su Liborio Romano: l'ultimo ministro di Francesco II lo aiuterà infatti, nella propaganda elettorale.
Arriviamo, così, al nucleo più interessante delle carte conservate a Roma, quello che accompagna gli anni in cui Bargoni fu direttore del Diritto dal 1861 al 1863. Esse permetterebbero di scrivere una storia interna così difficile solitamente a documentare dell'organo della sinistra costituzionale italiana.
Si rivolgono al direttore Antonio Draghi da Piacenza, Filippo De Boni, Francesco De Blasiis, Francesco Dall'Ongaro, Michele Bertolami, Jessie Wbite Mario, Vincenzo Albanese, Laura Solerà Mantegazza, Abele Damiani, Giuseppe Cnerzoni, Saverio Frieda, Adelaide, Enrico e Giovanni Cairoli, Giuseppe Lazzaro, Carlo A n In ini, Oreste Bagnoli, Antonio Scialoja, Marc'Antonio Canini, Francesco Domenico Guerrazzi, Giuseppe Regaldi, Antonio Ranieri, Candido Augusto Vecchj, Pietro Sbarbaro, Medoro Savini, Aurelio Saffi, Pietro Ripari. Abbiamo messo i nomi un poco alla rinfusa, anche per sottolineare la varietà delle opinioni politiche che facevano capo al Diritto.