Rassegna storica del Risorgimento

CRISPI FRANCESCO CARTE; MANCINI PASQUALE STANSLAO CARTE; MUSEO
anno <1969>   pagina <491>
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Libri e periodici
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del plebiscito per l'annessione al Regno sabaudo-italico nel marzo '60 (pp. 558-560), costituisce nn pregio dell'antologia, e vorrei anche ricordare tre lettere scelte con mano maestra, sempre a proposito di tensioni interne, ma con speciale riguardo, qui, al persistere dì una coscienza regionale> specie nella civile Toscana, minacciata dalla piemoiuesizsaxì-one: son quelle di Raffaele Lambroschini al Ricasoli, del 26 mag­gio del 5S9l; quella del Ricasoli a Neri Corsini, del 31 maggio del '59; quella di Leo­poldo Galeotti al Massari, del 3 settembre 1859 (pp. 535-538). La complessa evolu­zione dell'atteggiamento del Ricasoli non può esser seguita nell'antologia fin nei det­tagli; la grande politica , che passa attraverso le mani dei due cospiratori di destra, Napoleone ITI e Cavour, a partire da Plombières, viene seguita invece attraverso tutte le sinuosità d'un gioco diplomatico in cui intervengono i gabinetti delle maggiori po­tenze europee, mentre la voce della coscienza nazionale sì esprime ancora dramma­ticamente per porre le premesse dell'azione (lettera di Orsini alla vigilia della sua esecuzione, rivolta a Napoleone III, pp, 441-442), per dissentire ani principi! (protesta di Mazzini del 21 febbraio del 1859, pp. 484487), o per imprimere un carattere popo­lare e quasi rivoluzionario alla lotta contro l'Austria (Istruzioni di Garibaldi, come presidente della Società Nazionale, per la guerra imminente, del 1 marzo 1859, pp. 481-483). Ho cosi anticipato un giudizio che dev'esser nettamente favorevole per la parte dell'antologìa che riguarda gli anni dell'unificazione: mi resta però ancor da dire delle copiose testimonianze raccolte dal Mack Smith sul periodo precedente (e su quello successivo). Direi che già quando affronta gli anni decisivi fra il 1846 e il 1848, l'autore rivela appieno le sue ricche doti di studioso e di una certa partico­lare capacità di accostare e di fondere nella sua raccolta testi che appaiono singolar­mente significativi per ragioni assai diverse: che il canto Balbo dichiari in un artì­colo saWAntotagia italiana del novembre del *47 che il risorgimento nazionale ita­liano è ormai in atto, e che Dio lo vuole. ,pp. 226-227), non ci stupisce, poiché Balbo vedeva ormai la possibilità di saldare insieme la sua fede dinastica e quella patriottica, ma l'accostar le sue parole a quella singolare dichiarazione del Mettcrnicb sulle na­zionalità, ed in specie sull'Italia, che egli riduceva a una mera denominazione geo­grafica (pp. 231-232) ed al colloquio fra il Mettemich ed un aristocratico milanese collaborazionista, del 1832, riesce istruttivo: qui ed altrove il Mack Smith sa giovarsi di quel dono, tìpicamente anglosassone, del senso of humour che gli consente di ren­der più allettanti e gustose le sue pagine. Anche i documenti sulla situazione econo­mico-sociale italiana negli anni pre-quarantotteschi son scelti con una cura particolare: il Mack Smith non ricorre soltanto alle più importanti riviste lombarde o napoletane, ma ai meno conosciuti atti dei congressi degli scienziati italiani (cominciando dal primo, tenuto a Pisa nel 1839), ad opere come quella di Alberto La Marmora sulla Sardegna; sempre sulla Sardegna, utilizza un notevole rapporto del console inglese E. 1. Craig, datato del 24 agosto 1847, inedito, che può definirsi come una terribile requisitoria contro la politica economica seguita dal governo subalpino per quanto spetta la grande isola mediterranea. Non dissimile del resto è l'impressione che si ricava dalla lettura di due rapporti sulla Sicilia, datati del 1834 e del 1838, di Niccolò Palmieri. Appare giusto concludere col Mack Smith che entrambe le isole furono lasciate indietro nel processo di miglioramento economico, rispetto al resto dell'Italia, per la noncuranza dei governi, l'assenteismo dei proprietari terrieri, le sopravvivenze feudali, e per una tradizione di leggi private che prestava poca o nessuna attenzione all'antorità centrale, od anzi, si sostituiva alla legge ed all'autorità statale (pp. 128-144). Soltanto in altre parti d'Italia potevano diffondersi ed avere un qualche esito le idee a favore d'una piò stretta integrazione economica a cui il Mack Smith de­dica nn altro buon capitolo, da porsi accanto a quelli sullo sviluppo economico del­l'Italia centrale e meridionale, e di quello sul decollo industriale in Lombardia e In Piemonte. L'accento cade in realtà, come è giusto che cada, quando si tratta del Piemonte soprattutto, su problemi agricoli e progetti ferroviari: si notino le belle pagine sulla < fattoria modello di Cavour a Leri di R. Baird Smith e quelle in cui lo stesso Cavour, nel noto saggio del 1846 sui Chemins de fer en Italie, innesta nn