Rassegna storica del Risorgimento

CRISPI FRANCESCO CARTE; MANCINI PASQUALE STANSLAO CARTE; MUSEO
anno <1969>   pagina <492>
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Libri e periodici
programma nazionale sul problema tecnico ed economico del miglior tracciato e de* gli effetti che sarebbero derivati dalla prossima costruzione di grandi linee ferroviarie. Poiché infine la storia dell'affermarsi della prospettiva risorgimentale in Italia è in primo luogo storia di un'idea, o meglio dell'intrecciarsi e del dialettico contrastare di diverse correnti di idee, vorrei concludere la mia analisi dell'antologia del Mack Smith con alcune osservazioni su quanto attiene alla storia delle ideologie del Risor­gimento. L'unità del popolo italiano, all'indomani della stimolante esperienza napo­leonica, poteva sostenersi a mala pena sul terreno della cultura e dell'uso comune d'una lingua, che però nel popolo vero e proprio, nelle masse rurali e cittadine, faceva Inogo al fiorire dei dialetti. Molto felicemente l'À. ha scelto alcune pagine di Gino Capponi sulla lingua scritta e parlata, del 1827, e quelle, più note, del Manzoni sol problema della lingua comune italiana, di poco posteriori, per render evidente l'im­portanza di questo problema (pp. 64-68). Come di consueto, tuttavia, nel commento il Mack Smith si appropria con troppo entusiasmo di qualche giudizio polemico: non direi, col Brofferio, che l'italiano di Cavour fosse una sorta di francese imba­stardito , né che Alfieri fosse fondamentalmente francese per cultura . Allo stesso modo, stenterei ad accoglier senza riserve il giudizio come dire? sottovalutativo che il Manzoni esprimeva sulla lingua <inelegante che aveva adottato per il suo immortale romanzo: si potrà piuttosto contrapporre al parziale giudizio della Bi­blioteca italiana sulla tendenza manzoniana a far propria la lingua popolare, anzi il triviale parlar della plebe, una serie di ben più autorevoli giudizi usciti dalla penna di quei posteri ai quali è dato di cogliere il vero al di là delle apparenze transeunti... (p. 63).
Per Garibaldi e per Mazzini il Mack Smith ha saputo scegliere pagine felici: così ad es. quelle del Mazzini sulla guerra per bande (pp. 76*79), cui avremmo pero voluto veder aggiunti alcuni brani di Fede e Avvenire e d'altri scritti giovanili mazzi­niani anche più significativi. Evocando la figura di Giuseppe Montanelli e citando un notevole brano delle sue Memorie (pp. 82-86) l'A. trova modo di dar rilievo alla fun­zione preminente che l'ambiente culturale toscano ebbe per Vanificazione culturale italiana. Avrei voluto però ch'egli avesse ricordato, e portato a figurare almeno attra­verso una menzione onorevole (si poteva ad es. citare una pagina della sua Cronaca dei fatti di Toscana sul '48 a Firenze) Giuseppe Giusti. Parlando invece dei filoni tra­dì caleggianti, che in Toscana ebbero invero una vita piuttosto grama, fuorché nella fermentante Livorno, avrei almeno evocato il nome di Carlo Bini, finissimo scrittore e fervente democratico.
Poiché siamo sul terreno delle ideologie sociali, e dobbiamo valutare il peso che ebbero fra il '30 ed il '48 certe albeggianti rivendicazioni sociali, mi pare che mentre si poteva dir qualcosa di più, come già accennavo, sulla plebe e gli operai livornesi (utilizzando magari gli acuti studi di Nicola Badaloni in merito), non era certo il caso di attribuire un significato sociale al moto che sconvolse le più progredite e le più ricche province dello Stato pontificio nel 1831. Le pagine di Carlo Zucchi che il Mack Smith cita molto opportunamente a tal proposito, e il proclama del governo provvisorio di Bologna dell'otto febbraio del 1831, pure da lui riferito (pp. 72*75) non autorizzano in alcun modo a parlare d'un movimento propriamente sociale, con leggere tinte patriottiche, per usare le proprie parole di cui si serve l'A. (p. 72). Semmai sarebbe da sottolineare, in senso limitativo, la nota troppo angustamente municipale dei moti che si svilupparono, per così dire, a catena, nei maggiori centri cittadini dell'Emilio, notoriamente divisi da tradizionali diffidenze, ch'erano affiorate anche nel triennio democratico e nel periodo napoleonico. Perché non citare le ben note critiche di Giuseppe Mazzini contro i capi del moto romagnolo del '31, in cui si accentuava appunto l'incapacità di quei rivoluzionari di sommuovere e di cointeres­sare tutte le classi popolari?
Segnalerò da ultimo una strano anomalia, per quanto riguarda il capitolo XXTV della raccolta del Mack Smith, che s'intitola L'estrema Sinistra e raccoglie mate­riale relativo agli anni fra il 1850 ed il 1858; por gli anni dunque nei quali l'opposi*