Rassegna storica del Risorgimento

CRISPI FRANCESCO CARTE; MANCINI PASQUALE STANSLAO CARTE; MUSEO
anno <1969>   pagina <494>
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Libri e periodici
tendenza attratti zzante, normativa, puramente statistica cbe ne è propria, el da ride* stare il senso dello ambizioni infallibilisticbe di certo positivismo, e non del migliore (e sì die gli ÀA. trattano di argomenti sui quali il loro magistero è incontestato!)., Ma siffatte indagini, checché se ne voglia pensare, si distaccano comunque nettamente dall'incisività attualissima di quelle di Jacqnemyns, i 1 cui e siile di lavoro > risulta dunque in certo senso privo di continuatori.
Mettendo da parte i contributi non attinenti all'ambilo cronologico indagalo da questa rivista o concernenti episodi dì storia belga (ma è impossibile, a quest'ultimo j proposito, trascurare la brillantissima confutazione che Craeybeckx compie della teo­ria del tuke-off di Rostow applicata allo sviluppo industriale belga con tanto di data di nascita pedantescamente ritardata di oltre mezzo secolo, senza le infinite nuunees imposte se non altro da un'esperienza senza precedenti come quella del blocco conti­nentale, le pagine di Desmoulin sulla questione lussemburghese nella primavera 1867, le precisazioni di Gillet sulle speculazioni minerarie nello Fiandra francese, protago­nista il maresciallo Spuli sotto la monarchia di luglio) ci limitiamo a segnalare gli studi di maggior rilievo e fecondità, deplorando anche qui che il Boyer si sia circo­scritto all'illustrazione di poche pagine del diario di Tullio Dandolo nell'affrontare il fascinoso tema dei contatti fra emigrazione italiana e liberalismo inglese a Parigi sotto la Restaurazione. Questi studi attengono tutti alla storia francese, il Bury sulla tradizione repubblicana del gambettismo, il Godechot sull'opposizione al primo im­pero a livello provinciale e municipale, il Renanvin sull'atteggiamento dell'episcopato francese dinanzi alla nota di pace di Benedetto XV, particolarmente interessante per noi, questo ultimo, in quanto parallelo, e largamente analogo nei risultati oltranzisti e guerrafondai, a quello compiuto da Monticone nell'ambito del convegno spoletino dedicato a papa Della Chiesa. Non di meno anche sulle robuste pagine di Bury, una sorta di scorcio sintetico delle idee e dei miti della Troisième, e su quelle nuovissime, estremamente attraenti di Godechot, accentrate sull'esempio di Castres (ma che cos'al­tro si potrà precisare in altri dipartimenti dell'impero, ed anche in Italia?) gioverà tornare come fonte di suggerimenti e di metodo. Sarà mi caso che si tratti di tre studi di storia tradizionale , ideologica e diplomatica, mentre l'impostazione socio­logica è assente se non nei contributi specialistici di alcuni urbanisti e ricercatori lo­cali medievali? L'interrogativo non esige risposta: ma merita riflessione.
RAFFAELE COLAPIETBA
Il Collegio Ghislierì 1567-1967 a cura dell'Associazione Alunni; Milano, Alfieri e Lacroix, 1967, in 8", pp. 719. S. p.
Nella storia quadrisecolare del glorioso Collegio pavese due sono i momenti preminenti e più densamente significativi, quello delle origini, nell'ambito istitu­zionale della Riforma cattolica di cui quella di Pio "V è appunto una della realiz­zazioni pedagogiche e lato sensu culturali più. caratteristiche (tale è l'impostazione che alle ricerche ghisleriane del centenario è stata felicemente impressa da un gruppo di studiosi coordinato dal Bendiscioli), quello ottocentesco risorgimentale a forti tinte progressiste, democratiche, anticlericali, più tardi schiettamente socialiste, e non solo nella nuance riformista (si pensi infatti a Caldura ma anche a Fabrizio Maffi) all'ombra inconfondibilmente pavese dell'opera e del mito dei Cairoti. La sensibilità a questi momenti è. efficacemente presente nello splendido suggio che Fattuale rettore Aurelio Bernardi ha dedicato a tracciare sinteticamente le vicende del Collegio, saggio che è un po' la pietra angolare dell'intero volume, in quanto i numerosi medaglioni consacrati ai più insigni tra gli alunni non riescono a fornire neppure una pallidissima idea della densità di pensiero raccoltasi e sprigionatasi tra le mura del Ghislierì, non solo nel campo giuridico ohe per Inngo tempo gli ap­parve più congeniale ma un po' io ogni settore, da Goldoni a Grassi, due figure che appaiono emblematiche, a distanza d'un secolo e mezzo, di vocazioni opposte, il teatro