Rassegna storica del Risorgimento

CRISPI FRANCESCO CARTE; MANCINI PASQUALE STANSLAO CARTE; MUSEO
anno <1969>   pagina <495>
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JJbrì e periodici
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e la microbiologia, che s'incontrano nell'insofferenza intellettuale e morale ad nn tempo per nn precettismo rigorosissimo sul quali: lo spirito tridentino aveva sup­posto di poter edificare uno dei snoi capolavori. E che l'impostazione fosse nuova ed originale, pur nell'autoritarismo intransigente contrapposto all'altro collegio contem­poraneamente istituito da un protagonista pur austerissimo della Controriforma quale il Borromeo, il Bernardi non disconosce, specie in quei caposaldo dell'origine provin-ciale e disagiata degli alunni, più tardi cosi clamorosamente disatteso nel caso di Milano, come mostra il vivace contributo di Arturo Colombo. Dal clericalismo del cardinal BoneUi, l'itifinentissimo Alessandrino che gli studiosi di storia della Chiesa vedono grandeggiare lungo tutto intero l'ultimo trentennio del Cinquecento, sino alle riforme del De Sanctis ministro dell'Istruzione, la Storia del Collegio offre uno spaccato espressivo e talora drammatico della società lombarda (e non si trascurino certi scambi di dare e d'avere con i contigui domini sabaudi) con illuminazioni di costume, di cultura (la tardissima istituzione di una biblioteca, la settecentesca prima laurea in fisica) che vanno facendosi man mano più concretamente politici, fino alla laicizzazione austriaca, fino ai grandi e decisivi incontri della studentesca del tardo Settecento con uno Spallanzani od un Lomonaco. Nasce così quel tipico mondo radi­cale e sperimentale pavese che percorre tutto l'Ottocento come una sorta di alterna-ti va estremista e scientista alla doppia e dubbia anima della metropoli ambrosiana, quel mondo politicamente duttile ma culturalmente intransigente fino a poter apparire antiquato e sopravvissuto che, da Correnti a Credaro, attraverso Zanardelli, Sacchi, Marcora, scandisce un costume* una mentalità nell'Italia unita dietro la quale è in­confondibilmente Cattaneo e comunque quel regionalismo lombardo che un altro del Collegio, storico questi, e storico insigne, il Morandi, assumeva come tratto distintivo di tutto un certo orientamento nella storia del progressismo e del riformismo ita­liano. Tale orientamento schivo, fattivo e severo trovò la suo pietre de touche ovvia­mente polemica, inevitabilmente estranea e spesso ostile, nel fascismo: talché non è meraviglia che la parabola del collegio, negli anni ardenti della Resistenza, e prima delle più recenti fortune (qui due nomi incisivi e realizzatori della nostra storia con­temporanea, Cappi e Yanoni) s'incarni plasticamente nel nome di Teresio Olivelli, alun­no, rettore e martire, questa figura significantissima di adolescente fascista approdato e caduto alle soglie del marxismo lungo la via di un intimo approfondimento del cristianesimo tutto suo di milizia e di vita* nella quale sembra compendiarsi la contraddizione di tutta un'epoca che -nelle aule severe del Ghislieri risuona con toni non meno urgenti e drammatici.
RAFFAELE COLAPIETRA
GIOVANNI MASI, La crisi dell'antico regime in terra di Bari (1791-1814) ; Matera, Mon-temurro, 1968, in 8, pp. 192. L. 2.800.
Il volume che appartiene alla serie Biblioteca di cultura diretta da Giovanni B. Bronzini si può considerare un seguito olla monografìa < Strutture e società nella Puglia barese del secondo Settecento scritto dal medesimo valente storico e recen­sito da chi scrive sulla Rassegna del 1966, pp. 637-638.
Se nel precedente volume il prof. Masi aveva tratteggiato la situazione nelle Puglie dorante il riformismo illuminato dei Borboni considerando particolarmente la lenta ascesa della borghesia e lo stato delle plebi di quella plaga del meridione, in que­st'opera egli ci fornisce un quadro eloquente dello stesso territorio immediatamente prima e durante 11 governo partenopeo e muratiano.
Grosso modo Fautore appartiene alla categoria dei cultori della storiografia socio­economica ma il metodo da lai usato è un felice compromesso tra i criteri tradizio­nali di interpretazione storica e quelli attuali che tendono a spostare l'indagine in campi più vasti considerando i profìtti, i redditi, i salari, il commercio, le manifat­ture e le tasse.
Si può a ragion veduta affermare comunque che studi di questo genere, così ben