Rassegna storica del Risorgimento

CRISPI FRANCESCO CARTE; MANCINI PASQUALE STANSLAO CARTE; MUSEO
anno <1969>   pagina <499>
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Libri a periodici
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lo induce caricare alquanto tinte sostanzialmente esalte) ma anche datili mandata e perfino da quella, cu li unii mente assai influente, di terza forza che pur dovrebbe avvicinarsi all'eroe quanto meno con più sensibile comprensione delle altre (ed essa è invece la più dura e secca di tutte con i suoi vagheggiamenti di contaminazione tra Croce e Salvemini che talora è soltanto un pasticcio). Se non ci fosse Pieri dal* l'alto di una competenza incontrastata e di una fede democratica inflessibile di mezzo secolo, non so chi sarebbe disposto in Italia a prendere sul serio il generale anche nell'ambito della sua specifica attività professionale. Che il rapido esaurimento poli­tico e culturale del radicalismo sotto l'offensiva idealistica; che gli stravolgimenti propagandistici ed apologetici operati dal fascismo (a cui l'A. rammenta la bella resi­stenza opposta proprio in Uruguay); che la novissima impostazione rivoluzionaria del problema contadino ed in genere dell'edificazione dello Stato unitario suggerita da Gramsci alla storiografia di sinistra; che tutto ciò abbia avuto gran peso, e con ri­flessi particolarmente italiani, non si può negare. Ma che i nostri storici riluttino a valutare e non di rado persino a comprendere che cosa Garibaldi in vita ed in morte abbia rappresentato per i movimenti di nazionalità nei quali non v'è dubbio debba ravvisarsi, insieme con le rivoluzioni socialiste (e spesso in integrazione con esse) il più grandioso fenomeno di massa del nostro secolo; che la presentazione retorica e magniloquente dell'eroe sia ancora quella canonica, dimenticando quanto anche i grandi architetti dell'estrema, Crispi o Bertoni, debbano specificamente a lui oltre che a Mazzini ed al forse troppo attualizzato e mitizzato Cattaneo; che il fondamentale tema della matrice garibaldina di tutto il filone democratico meridionale, da Bakunin al sindacalismo rivoluzionario ed a momenti e aspetti dell'attività di forze politiche odierne, rimanga ancora una frangia subordinata rispetto ai grandi schematismi sto­rici in cui spesso si sono irrigidite le geniali intuizioni politiche di Gramsci; tutto ciò è assai meno spiegabile e richiederebbe una trattazione approfondita e particola­reggiata. Ringraziamo l'A. per le frequenti, puntuali riflessioni in merito che egli suggerisce al lettore del suo pregevole lavoro.
RAFFAELE COLAPIETRA
La insurrezione milanese del marzo 1848. Memorie di Cesare Correnti, Pietro Maestri, Anselmo Guerrieri Gonzaga, Carlo Clerici, Agostino Bertoni, Antonio Fossati, a cara di LUIGI AMBROSOLI; Milano-Napoli, Riccardo Ricciardi Editore, 1969, in 8, pp. XXXVI-167. L. 2.500.
Sulla scia delle sue fondamentali ricerche sul Cattaneo, approdate ora nella pub­blicazione del volume IV delle Opere del pensatore lombardo, Luigi Ambrosoli ha raccolto alcune memorie sulla insurrezione milanese del '48, in parte edite neVArchi­vio triennale. In che consista la e novità di queste memorie mette in chiaro l'Ara-brosoli, quando, dopo aver indicato rapidamente i limiti o le lacune delle nostre co­noscenze, ancora oggi, sulle origini e la preparazione di tale insurrezione) descrive e valuta l'attività del Cattaneo - - avversario della fusione non tanto durante le Cinque giornate, quanto piuttosto nell'esilio a Lugano (dopo il ritorno degli Austriaci a Milano), mentre attendeva alla raccolta del materiale e alla stampa del suo Archivio triennale. Accanto a documenti, proclami, estratti di opuscoli ecc., il Cattaneo ebbe la mano felice nel cercare e raccogliere testimonianze e memorie di alcuni pa­trioti che avevano dato il loro politico contributo in quell'anno del miracolai ed in particolare ebbe hi mano felice per le memorie concernenti la preparazione dell'insurrezione di Milano, pubblicate anonime neUM rc/ut/io ed ora raccolte dal­l'Ambrosoli in seguito allo studio delle carte rati lineane di Palermo e Milano.
Opera di storiografia, o verità > come scrivevo il Cattaneo, VArclUvio triennale, che era stato concepito come < Moniteur de l'insurrection italienne >, qualcosa di me­glio della storia, è una vera o propria opera del Cattaneo, una sua creazione, per­sonalissima, piena di passione politica e senza dubbio animata dal desiderio di ri­trovare quella verità che da parte di altri si ora largamente calpestata per finalità