Rassegna storica del Risorgimento

CRISPI FRANCESCO CARTE; MANCINI PASQUALE STANSLAO CARTE; MUSEO
anno <1969>   pagina <500>
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Libri ù pùrìadiei
politiche ( p. XIX). E l'intervento dell muore net presentare o tagliare, nell'eia* borare documenti e memorie è tento evidente per In comparazione compiuta dal* l'Ambrosoli su qualche testo, da sottintendete - - a parte il giudizio non benevolo del Correnti su tagli e modifiche - una diversa visione e valutazione degli avveni­menti preparatori o delle bini dell'insurrezione. Documento dell'aspra lotta politico combattuta a Milano nei mesi della libertà , testimonianza degli effetti e delle diatribe sulla condotta della guerra, sulla fusione, sui rapporti tra i democratici medesimi, sulle correnti politiche e la opinione pubblica in Lombardia, VJifcMvio triennale esprime veramente il pensiero e l'azione politica del Cattaneo in quel pe­riodo, la portata e insieme i limiti di quello strumento che egli andava foggiando, sia per rintuzzare in sedo siorico-poliiira ogni tentativo di distorsione della verità, sia per fornire una sicura base per la ricostruzione delle vicende di quel drammatico biennio. Il Cattaneo rimase a rappresentare da solo il partito di Capolago , un partito che non contava su organizzazione, su attività clandestina, su fondi segreti, su armi; un partito che contava soltanto sull'efficacia dei libri e dei giornali per for­mare una coscienza nazionale, quella coscienza nazionale che era necessario formare prima di tentare di raggiungere di fatto, assecondando l'iniziativa di qualche prin­cipe interessato, Punita nazionale. In questo senso va valutala anche l'estrema cura posta dal Cattaneo nella preparazione dell'Archivio triennale ed anche le modifiche apportate alle memorie consegnategli (p. XXVI).
Le memorie, ora pubblicate per intero, illuminano qualche figura ed episodio particolare (Guerrieri Gonzaga parla dell'incontro col Borromeo), le origini dell'in­surrezione (Correnti e Maestri) o le prime ore dì essa (Clerici, Fossati e Bertoni) oppure i remoti preparativi, culturali o morali, e sovente mettono in risalto con acume il contrasto tra due generazioni di liberali (giovani e anziani), la dilli lenza tra intellettuali e patrizi, tra nobiltà e borghesia, le divisioni politiche esistenti al mo­mento dell'insurrezione, il profondo divario tra l'attesa, la resistenza legale e la ri­volta aperta ecc. Da questi scritti e in particolare dalla <r. lettera del Correnti esce la conférma dell'incomprensione della Municipalità per la rivoluzione e dei suoi sforzi per interromperla; e fu proprio la stessa Municipalità che riuscì, liberata Mi­lano, a trasformarsi nel governo provvisorio ed a determinare il corso degli avveni­menti successivi, fino al plebiscito per la fusione delia Lombardia con il Regno di Sardegna. Scrive il Maestri: La storia di tutte le rivoluzioni c'insegna che i moti popolari conquistano la libertà, che gli uomini i quali raccolgono il frutto dell'insur­rezione, paiono destinati a circoscriverla . Così avvenne anche a Milano nel 1848 (p. XXXV).
Accurate introduzioni, note e notizie biografiche completano il volume preparato con intelligenza e buon gusto dall'Ambrosoli, al quale auguriamo bnon lavoro per l'edizione del Cattaneo.
RENATO GIUSTI
Le relazioni diplomatiche fra la Gran Bretagna e il Regno di Sardegna, IH serie: 1848-1860, Voi. Ili (2 gennaio 1850-24 gennaio 1852), a cura di FEDERICO CUBATO (Fonti per la storia d'Italia, 80); Roma, Istituto storico italiano per l'età Mo­derna e Contemporanea, 1966, in 8, pp. XV420. L. 4.000.
À continuazione dei volumi in antecedenza pubblicati, il Curato ha raccolto con perizia e accoratezza i documenti inglesi sulle relazioni tra il Regno di Sardegna e la Gran Bretagna dal gennaio del '50 al gennaio del '52, in un periodo in cui, dopo il proclama di MoncaBeri, e hi normalizzazione a seguito della guerra 1848-49, il Piemonte sotto la guida del d'Azeglio temeva di restaurare l'autorità dello Stato nell'ambito dello Statuto, di superare la crisi poRtico-diplomalica del biennio prece­dente, di continuare la via intrapresa al di fuori dell'orientamento repubblicano e della reazione austriacante. L'iniziale opera di restauro e di liberalizzazione, che sarebbe stata portata innanzi, ma con altro spirito, dal Cavour nel così detto grande mini-