Rassegna storica del Risorgimento
1821 ; 1848 ; UNGHERIA
anno
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1919
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pagina
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556
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""" JNT, Campanini
biglietti, narrò poi uno di loro, dettati ora dall'uno, ora dall'altro dei soci, approvati dall'assemblea, arano da loro stessi sparsi ovunque per la città con ogni maniera d'artificio, ora appiccicati ai muri e alle porte delle casèj ora 'disseminati nelle botteghe e fin presso le caserme o nei luoghi di pubblico passeggio è ritrovo, senza che la Polizia riuscisse mai a scoprirne gli autori o i diffonditori. E il Eriggeri, come molti dì quéi giovini a cui prestava non senza pericolo l'opera propria, fuggi poi ad arrolarsi nell'esercito piemontese e combattè" strenuamente a Novara.
La diffusione del proclama avvenne col medesimo procedimento; grande era la fiducia nella sua efficacia, ne le speranze erano solo immaginarie. -r
Sulla fine di dicembre, in una osteria, era avvenuto che parecchi soldati tedeschi, in maggioranza ungheresi, cantassero l'inno di Pio IX. Sopraggiunti i dragoni, intimarono il silenzio. I soldati sguainarono le spade e, solo per l'intromissione delle persone cbe si trovavano presenti, si riusci a persuaderli di stare tranquilli. .Ricominciarono a bevere, e i dragoni proposero un evviva all'Imperatore, ma i soldati ungheresi risposero : niente imperatore, viva Ungaria ! Qualcosa di più serio accadde un mese dopo a Modena durante un pranzo, a cui il Duca aveva obbligati gli ufficiali del proprio esercito per onorare gli ufficiali tedeschi. Allorché l'ufficialità estense propose brindisi all' imperatore d'Austria, essi risposero sempre unicamente con evviva all'Ungheria.
Questi episodi parvero cosi notabili ohe la notizia ne fu mandata da Modena all' Alba, che li divulgò nei numeri del 1 gennaio e del 16 febbraio. Ai liberali e in particolar modo agli studenti della Società sembrarono sintomi sicuri di ciò che potevano osare; e fra loro fu dibattuto il proposito di diffondere fra gli ungheresi un proclama latino.
Era allora venuta a Reggio da poco tempo sposa al conte Luigi Ancini una giovine e bellissima signora, figlia del colonnello De Pistoris ungherese, addetto ala corte di Modena. Il conte Ancini era di sentimenti liberali, tanto che nel 1859 fu il primo sindaco di Reggio, e l'anno seguente ebbe l'onore eli presentare le chiavi d'oro della città a Vittorio Emanuele.
Nel suo palazzo, aperto' ai cittadini più ragguardevoli questi si incontravano cogli ufficiali ungheresi, che la contessa riceveva signorilmente, senza che il popolo se ne adombrasse; forse perchè dal suo salotto oonie dal suo paleo in teatro, sempre gremito delle