Rassegna storica del Risorgimento
CRISPI FRANCESCO CARTE; MANCINI PASQUALE STANSLAO CARTE; MUSEO
anno
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1969
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pagina
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503
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Libri e periodici
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tenevano ad una nazione lontana, che non aveva interessi diretti nella politica italiano ed europea, e ad una società cori diversa per costami e tradizioni, conferisce spesso ai loro rapporti una freschezza, una originalità ed una spregiudicatezza più difficilmente riscontrabili nei dispacci dei rappresentanti diplomatici delle potenze d'Europa.
ALBERTO AQUARONE
FRANCO VALSECCHI, 11 Risorgimento e VEuropa L'alleanza di Crimea (Collana Sto* rica); Firenze, Vallecchi, 1968, in 8, pp. 549. L. 5.000.
La ristampa appena lievemente aggiornata e corretta (e già la scarsezza di novità intervenute in poco men di un ventennio, almeno nella prospettiva prescelta dal-l'A., è' un elemento degno di riflessione) dell'opera classica ormai introvabile del Val secchi ripropone, oggi come ieri, essenzialmente un problema di metodo e d'imposta zione. Su nn duplice piano: l'equilibrio, la proporzione tra cornice europea e spinta italiana, come fin d'allora ebbero concordemente a rilevare cosi il Maturi come il Chi-salberti; l'analisi e l'interpretazione dì questa spinta. Nel primo ambito l'A. tien fede saldissimamente alle sue premesse europeistiche ed occidentalistiche non solo nella valutazione globale di quel momento diplomatico eccezionalmente complesso (da questo ponto di vista l'opera rimane un capolavoro difficilmente pareggiabile), ma anche nell'inquadramento specifico del particolare problema italiano e di tutta hi politica del Cavour. Antinazionalismo? E dunque sottile e sofferto rovesciamento di una visuale protrattasi a lungo con scorrettezza scientifica non disgiunta da prosaica speculazione politica? Senza dubbio: purché non si dimentichi che proprio l'Atlante di quella visuale, il Volpe, era stato primissimo e principalissimo a slargare ai suoi discepoli l'orizzonte europeo e a metterli in via su quella strada, il Maturi capofila, per l'appunto. E allora l'europeismo di Valsecchi, più che una reazione polemica, rappresenta un'originaria dimensione culturale diversa, una scelta di civiltà, per dir così, ebe preesiste alla politica, ma può diventare supporto ed ispirazione potente, come in epoca recente (donde, mi pare, la tempestività, il mordente, l'attualità non soltanto storiografica della presente ristampa). E quest'incidenza, questa capacità di riflettere tutto un certo orientamento della cultura contemporanea non soltanto specialistica, si rinvengono a mille doppi ove ci si' faccia a considerare l'opera da quello che si è accennato come secondo, e più indicativo, angolo visuale. Le forze endogene, per die. cosi, della rivoluzione italiana sono e rimangono le Corti e le cancellerie, i centri di potere, di decisione. Non dirò Mazzini, ma tutta l'emigrazione meridionale (a parte Massari per le sue benemerenze cavouriane) scompaiono completamente, e con essi l'intera bibliografia non scarsa né trascurabile apparsa nel ventennio, da Berti a Cala* Iano e a Della Pernia. Tracciato in modo assolatamente magistrale il quadro degli ideali, delle delusioni, dei timori della seconda restaurazione, l'A. piemontesizza il problema italiano non meno drasticamente di quanto abbia europeizzato l'ispirazione e il respiro della polìtica piemontese, diciamo meglio del Cavour. È un'alternativa precita, concretissimo, sviluppata fino alle estreme conseguenze, e con dominio spettacolare degli strumenti tecnici d'indagine (e v! si aggiunga, s'intende, lo stile magnetico, le reticenze sapienti, gli scocci, i profili, quei ritratti famosi tracciati in punta di penna nervosissima cosi diversi dalla pastosità grave e compassata di Cbabod) a tutta una corrente della storiografia contemporanea non solo nella sua versione scolastica ed ortodossa, ma anche nel suoi aggiustamenti e nelle sue strumentalizzazioni cosi largamente diffuse.
RAFFAELE COLAPIBTRA