Rassegna storica del Risorgimento

CRISPI FRANCESCO CARTE; MANCINI PASQUALE STANSLAO CARTE; MUSEO
anno <1969>   pagina <505>
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Libri e periodici
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potrà essere agevolata, per un adeguato inquadramento ed una più precisa valutazione di molti aspetti della politica estera italiana di quegli anni, dalla lettura del volume di Basilio Cialdea, L'Italia nel concerto europeo (1861-1867), Torino, Giappichelli, 1966, che rappresenta la prima, soddisfacente ricostruzione d'insieme del ruolo svolto sul piano della diplomazia europea dallo Stato italiano nei suoi primi anni di esistenza.
ALBERTO AQJMRONE
Atti del XLlll Congresso di storia del Risorgimento italiano (Venezia 2-5 ottobre 1966), La questione veneta e la crisi italiana del 1866 (Atti dei Congressi, vo­lume XI); Roma, Istituto per la storia del Risorgimento italiano, 1968, in 8, pp. 307. L. 5.500.
Nessuno può negare al Cessi il merito non comune di avere introdotto i lavori di questo congresso, già per loro natura accentrati su un tema delicato e sfuggente, con un'impostazione sintetica estremamente folgorante e polemica, che coglie un pò* tutti i signa contradictionis della situazione, dalla sfinge delle Tuileries aU'onstrofilia di fondo e di vecchia tradizione del liberalismo britannico, dal cpoco brillante > equi­voco della convenzione di settembre al < profondo disorientamento che sembra scuo­tere e quasi intorpidire l'Europa alla vigilia del 1866, sullo sfondo, sorta di sangui­nosa cartina di tornasole dello stato delle cose, il gran dramma polacco. Crisi europea, dunque, della quale quella italiana non è che un aspetto particolare, magari pio, tra­vagliato di altri, quanto meno per la presenza vistosissima della questione romana. Che la prospettiva del Cessi, pur delineata drasticamente, senza mezzi termini, sia sostanzialmente esatta è comprovato nella giornata padovana dei lavori del congresso, allorché i contributi stranieri si susseguono in una panoramica stringentissima, il Blaas puntuale nel rilevare la paralisi che attanaglia l'Austria nel contrasto fra l'oltranzismo governativo ed il velleitarismo parlamentare (salvo tutti a convergere in un patriot* Usino asburgico ed in un pangermanesimo di maniera attissimi a rinsaldare la solu­zione immobilistica ed a fare il gioco di Bismarck), il Lill acutissimo nel rilevare il carattere artificioso ed il realizzarsi faticosissimo dell'alleanza italo-prussiana malgrado il gran parlare di comuni destini unitari e missioni nazionali (particolarmente note­vole il contributo alla ricostruzione dei difficili negoziati armistiziali), il Tadic tem­pestivo nel mettere in luce, contro le persistenti illusioni di fratellanze rivoluzionarie tra latini e slavi, le finalità preminentemente turco fobe, anziché anti-austriache, del­l'irredentismo serbo, il Lukacs altrettanto opportuno nel sottolineare le divergenze in atto nell'ambito dell'emigrazione ungherese ed il sostanziale isolamento di Kos* suth. La stessa finissima relazione di Dethan, ricca di spunti letterari, di suggerimenti culturali e d'ambiente oltremodo significativi, nel ridimensionamento elegantemente nuance delle responsabilità personali di Napoleone dinanzi alla fatalità inarrestabile del risorgimento nazionale germanico ed alle pressioni spesso irriflessive di un'opi­nione pubblica estremamente inquieta come quella francese, non si distacca nel fondo dalle conclusioni di Cessi ove si rifletta all'ambiguità, all'esilità onde le pur spesso geniali vues à long terme dell'imperatore (la definizione è di Girard) prendevano vita in una situazione in continuo movimento alla ricerca di un assestamento effetti, vamente definitivo dopo le illusioni restauratrici post-quarantottesche,
Dall'Europa si serra sul Veneto, quasi ad illustrare plasticamente i due aspetti estremi del problema, emarginando per il momento quello medio dell'Italia che sarà oggetto delle relazioni conclusive, con l'originalissimo contributo del De Rosa, volto ad analizzare la società civile regionale nel suo primo decennio unitario. Già il titolo suggerisce una impostazione assai nuovo, quanto meno in Italia, alla quale lo studioso cattolico si tiene fedele con fermezza, procurando anzi di scendere quanto più possi­bile nel profondo, ai comizi agrari, alla struttura parrocchiale, all'emigrazione conta* dina nella quale egli identifico acutamente l'autentica rivoluzione di una regione come
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