Rassegna storica del Risorgimento

CRISPI FRANCESCO CARTE; MANCINI PASQUALE STANSLAO CARTE; MUSEO
anno <1969>   pagina <506>
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Libri e periodici
il Veneto passato sostanzialmente indenne (ma anche immobile) attraverso le burra­sche risorgimentali grazie alla compattezza della eoa società errale, lontana così dal dinamismo lombardo come dalla disgregazione meridionale, fondata su ma tessuto arti­colato di massima nel mondo parrocchiale e nella piccola proprietà, donde verranno fuori quell'espressione caratteristica del movimento sociale cattolico ad ispirazione conservatrice che saranno le casse rurali (a cui debbono però avvicinarsi le laiche ban­che popolari, il frutto più maturo del socialismo della cattedra politicamente impe­gnato di Luzzatti e Wollemborg). La ricostruzione di De Rosa è largamente accetta bile, e con illuminazioni critiche degne dell'A., ad esempio sull'inconcludenza e l'in­comprensione manifestata dagli internazionalisti rispetto ai problemi sociali della re­gione. Senonehé appunto questo accenno al pauperismo sociale ed all'estremismo poli­tico suggerisce di andar cauti in generalizzazioni sulla compattezza e sul ruralismo della società veneta, che sono senza dubbio elementi preponderanti ma non esclusivi, ove si pensi ai problemi particolarissimi di Venezia, alle concentrazioni industriali di Verona, all'esemplare iter del Polesine dal radicalismo al socialismo umanitario di Badaloni ed a quello cooperativistico di Matteotti su uno sfondo sociale ed economico assai più disgregato che non compatto, finalmente e soprattutto a quell'autentico micro­cosmo che è Vicenza, dove industrialismo, protezionismo, socialismo della cattedra e cattolicesimo sociale convergono in una coalizione conservatrice che non trova ri­scontri, così articolata e aggressiva com'è, se non nell'opposto fronte politico, nel­l'ambiente cittadino ed agrario di Cremona progressista e socialista.
Col Blakiston si torna all'Europa, olla componente più ricca e suggestiva dello scacchiere continentale, quella inglese. Non si fa torto ad alcuno affermando che questa relazione, oltre che la più brillante, è la più doviziosa di spunti interpretativi e stimoli di indagini tra quelle dibattute nel pur fittissimo congresso. Non è assolutamente possibile procedere ad un'enumerazione che sarebbe stucchevole oltre che intermina­bile, ma non si possono passare sotto silenzio gli accenni all'ideologismo anticattolico che accomunava dopo lunghissima rivalità Russell a Polmerston, all'intesa tra Disraeli ed i liberali al potere in politica interna, al persistente anti-unitariamo di Russell, alla battagliera campagna antipiemontese condotta dai parlamentari cattolici e cosi via, sino alla capitale subordinazione, nell'opinione pubblica inglese, del problema veneto a quello romano, il fantasma dello sfasciamento dell'Austria contrapposto al miraggio dello scoronamento vaticano, un dilemma che definisce benissimo luci ed ombre della politica britannica di quegli anni.
Le relazioni conclusive, come s'è detto, sono dedicate all'Italia, la dimensione storiografica forse più difficilmente afferrabile in un periodo come questo, di ancor travagliato assestamento, che forse è addirittura ricerca e definizione dell'autentica coscienza nazionale. se il Pieri tratta da par suo degli aspetti militari della situa­zione, ribadendo con vigore la dilacerazione tra prospettiva tradizionalista ed insurre­zionale della guerra nazionale, ed insistendo sull'inconcludenza della preparazione ed in particolare sulle responsabilità personali del La Marinoni con una severità che a taluno è potuta sembrare eccessiva, spetta probabilmente al Fonzi (s'inserisce tra i dite una comunicazione documentaria del Nevler assai interessante per la conoscenza di taluni atteggiamenti della diplomazia russa) l'elaborazione del risultato storico forse più ragguardevole e fecondo dell'intero congresso. Fondandosi infatti su una lettura attenta ed acutissima della pubbtìcistica che accompagna la guerra, dalla falsa unani­mità patriottica e dall'autentico e irresponsabile ottimismo della vigilia allo sgo­mento generale (l'espressione è di Ricasoli) dopo la sconfitta, sottolineati opportu­namente i personalismi esasperati che riprendono di conseguenza a dilacerare e pra­ticamente a paralizzare hi vecchia maggioranza cavouriana mentre la Sinistra si ar­rocca in una opposizione tanto consapevole quanto spesso sterilmente intransigente (e tramonta il cavourfaneeirao ammodernato di Villari e alla De Sanctis), analizzati con nuova finezza i testi par conosciatissimi di Villari e soprattutto di Jacini, di cui ben si méttono in luce le convergenze lombarde realistiche e riformatrici con Bertani, posta in luce la nascita di un novissimo sovversivismo ad ispirazione cosi