Rassegna storica del Risorgimento
CRISPI FRANCESCO CARTE; MANCINI PASQUALE STANSLAO CARTE; MUSEO
anno
<
1969
>
pagina
<
507
>
Libri e periodici
507
clericale come radicale al quale si contrappongono gli albori del criapismo nelle sue forni deteriori del bellicismo fine a se stesso e della e tendenza all'invincibilità, il Ponzi non ba difficoltà a concludere sostanzialmente col fissare al 1866 l'esaurimento definitivo del processo risorgimentale e l'inizio di un travaglio che si sarebbe protratto fino almeno all'assestamento giolittìano. Questo saper cogliere la crisi autentica in un momento di trapasso, delusione, ridimensionamento, passaggio piti o meno coatto alla prosa, al di là dei clangori unitari o di porta Pia, è prova di gran finezza storica, ed è doveroso congratularsene col Fonzi nella fiducia che la sua indicazione (come è già accaduto, ad esempio, con l'Aquarone) venga adeguatamente sviluppata ed approfondita.
RAFFAELE COUPIETKA
RICHARD BXAAS, Dalla rivolta friulana nell'autunno 1864 alla cessione del Veneto nel 1866 (Deputazione di Storia Patria per le Venezie. Miscellanea di Studi e Me* morìe, 11); Venezia, a spese della Deputazione, 1968, in 8, pp. 238. S.p.
Il Blaas, continuando Bulla scia di precedenti lavori, e utilizzando ampiamente documenti austriaci, porta un contributo di primo ordine alla ricostruzione del periodo che va dal 1859 al 1866, relativamente alla questione veneta nel quadro europeo (ben al di là dei moti friulani), non solo per l'impianto documentario, ma pure per la larga conoscenza ch'egli possiede della letteratura straniera sull'argomento, soprattutto in lingua tedesca. Nata come ima relazione al Convegno storico tenutosi in Mantova nella primavera del '66, l'introduzione in realtà traccia un'articolata disamina delle questioni europee dopo ViUafranca per quel che concerne l'Italia, e, rimandando alla appendice di documenti (.non editi nel volume II problema veneto e l'Europa, 1859' 1866, I, edito dall'Istituto Veneto di S.L.A., a cura di R. Blaas, Venezia, 1966) ne offre una lucida ed efficace lettura e interpretazione. H moto friulano del *64, se segna da un lato il punto di crisi del reggimento austrìaco nelle Venezie, ed insieme dà la conferma della impossibilità di realizzare una effettiva pacificazione nella regione in quegli anni, dall'altro costituisce quasi un passaggio obbligato, per la soluzione della questione veneta, dall'insurrezione alla diplomazia e alla guerra. Per questo al periodo antecedente bisogna necessariamente rifarsi.
Per intendere, entro il quadro europeo, la politica austriaca dopo il 1859, è dove-roso tener presente che le questioni veneta e tedesca, forse più della polacca, o orientale, dei principati danubiani, delle riforme interne ecc., orientarono di necessità l'azione politico-dip) ematica dell'Austria fino al 1866, allorché, venuta meno l'egemonia al di qua delle Alpi, e nella Confederazione germanica, l'impero asburgico divenne monarchia austro-ungarica. Ai primi scacchi subiti, essendosi dimostrata impossibile, all'indomani del '60, la restaurazione dei principi spodestati in Italia (e prevista dai preliminari di Villafranca), ed essendo stato riconosciuto dalle grandi potenze il Regno d'Italia, fecero riscontro da un lato i tentativi (italiani) per una soluzione per compenso finanziario o per permuta territoriale (Slesia, Bosnia Erzegovina ecc.), e dall'altro i continui rifiuti da parte austriaca ad accogliere questo tipo di impostazione della questione veneta: c'est pour nous une question dlionncur, de principe, d'eristence, par laquelle nous ne pouvons transiger. Nous pouvons perdre la Vénétie, mais nous ne la vendrons jamais, et nous repousserons pcremptoirement tonte insinuation on tonte proposition tendant à ce bui (conte Appony, Londra 31 dicembre '60).
Da parte italiana, accanto alla via delle trattative (dirette o meno), restava l'alternativa della soluzione rivoluzionaria, o dell'inserimento della questione veneta nel quadro politico diplomatico europeo in un momento di crisi generale, causata da altre questioni. Questa ultima soluzione dunque, col chiudersi del periodo <eroico del* l'unificazione, e col progressivo consolidarsi dei governi moderati che rifiutavano ogni strumento rivoluzionario, poteva essere la base di un eventuale incontro (o scontro) tra Austria e Italia negli anni seguenti, dovendosi abbandonare dagli uni (ma non lo