Rassegna storica del Risorgimento

CRISPI FRANCESCO CARTE; MANCINI PASQUALE STANSLAO CARTE; MUSEO
anno <1969>   pagina <508>
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Libri e periodici
fecero) ogni formo di révanche in Lombardia, dagli altri ogni velleità di disgregare dall'interno, tramite la lotta delle nazionalità oppresse, l'impero austrìaco. D'altro lato à vero altresì che sia l'Italia che l'Austria, per ragioni di consolidamento Interno* per le riforme costituzionali in corso (in particolare l'Austria), avevano necessità di pace. Mai l'Austria avrebbe ceduto, per trattative, una provincia sulla base del pre­teso diritto delle nazionalità, proprio perché sarebbe stata messa in discussione l'esi­stenza medesima dell'impero asburgico; mai avrebbe tralasciato di stigmatizzare il <fantasma dell'unità. Perduta l'occasione di intervenire militarmente in Italia nel 1860-61, all'Austria non restava che bloccare e contrastare ad ogni livello (diplomatico, pubblicistico, politico, di repressione all'interno ecc.) l'iniziativa piemontese di intra? durre la questione veneta nei negoziati tra le grandi potenze, in occasione dell'insur­rezione polacca, della offerta di congresso, della guerra pei ducali danesi, dei moli friulani ecc.; non restava che consolidare (ma non vi riuscì, per la politica bismar> ridilli:!) i legami con la Prussia, o la Francia o la Russia.
La recente opera del Blaas, ben costruita su larga base documentaria edita e ine­dita, chiarisce il retroscena del tentativo insurrezionale friulano dell'ottobre *64 (ul­tima ondata del sommovimento delle nazionalità in Europa dopo il '59) fondato sul­l'accordo tra i vari gruppi rivoluzionari (Mazzini, Garibaldi, Klapka, Heber, Zgli-scinscki ecc.), contro gli Stati che opprimevano la Polonia, l'Italia e gli Slavi, e valuta attentamente la funzione del Veneto (Trentino e Frinii) per l'insurrezione che, nel­l'estate del '64, doveva divampare ne] sud della monarchia ed estendersi in altri ter­ritori. È da dire, però, con le parole medesime del Blaas, che il momento dell'insurre­zione era passato. La pronta vittoria dei Prussiani e degli Austriaci in Danimarca, il consolidarsi dell'alleanza conservatrice tra l'Austria e la Prussia ed il comporta­mento benevolo della Russia (.), la conferenza di Schonbrunn nell'agosto del '64 (p. 33) consigliarono il governo italiano, che si era interessato al moto insurrezio­nale, a desistere da ogni tentativo, e a riawicinarsi alla Francia: la convenzione di settembre, per la questione romana, cade in questo torno di tempo.
Non venne frenato, però, dai capi repubblicani il tentativo nel Friuli e nel bellu­nese, che, valutato dalla stampa italiana ed europea nell'ambito dì un previsto moto generale, ebbe una risonanza ben superiore alla sua importanza, anche per l'in­differenza della popolazione veneta; come pure le contromisure austriache (arresti, processo, condanne ecc.) furono, almeno all'i ni aio, dettate piuttosto che dalla perico­losità del moto, dal timore che esso potesse estendersi in altre regioni della monarchia, mentre nel giro di qualche settimana l'inquietudine si spense, provocando in parti­colare ripercussioni assai gravi nel comitato centrale dell'emigrazione veneta in To­rino: l'aUontanamento del Cavalletto e hi vittoria della parte democratica col De Boni. Era d'altra parte erroneo desumere, dall'indifferenza della popolazione, un atteggia­mento austriacante che mancava del tutto, come era assente un orientamento demo­cratico repubblicano, se si escludono i componenti delle bande, per lo più giovani: la rapidità della repressione da parte austriaca è prova delle preoccupazioni delle auto­rità per una insurrezione che avrebbe potuto infiammare altri territori, e provocare notevoli ripercussioni anche fuori del Veneto. In tal senso è da dire che maggior in­teresse ai fatti si manifestò al di là del Mincio, ove vari gruppi mazziniani erano in attesa degli avvenimenti, e dove giornali, pubblicisti, uomini politici parteciparono alla generale ondata di commozione e di risentimento per lo sviluppo del moto. < L'agitazione degli italiani per gli avvenimenti del Veneto era più che comprensibile e naturale; pericolosa era solo la tendenza a provocare con ciò una corrente rivolu­zionaria nella massa e a trascinare il governo ad azioni di guerra; ma questo tenta­tivo sarebbe solo riuscito, se il movimento nel Veneto avesse resistito più a lungo ed avesse avuto maggiore estensione- (p. 64). Ma un altro problema si affacciava, in quei mesi, alla ribalta diplomatica mentre ai cercava di attutire e assorbire prontamente la ripercussione dell'insurrezione friulana. Il problema decisivo della diplomazia au­striaca era diventato la questione tedesca.
Il contrasto che si accendeva nel '65 tra Anatri a e Prussia pel possesso dei priu-