Rassegna storica del Risorgimento
CRISPI FRANCESCO CARTE; MANCINI PASQUALE STANSLAO CARTE; MUSEO
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1969
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Libri e periodici
problemi e di affinare ulteriormente e coerentemente quello coscienza liberale e ani-torio olio stile dei moderati. Lo fortunoso liberazione lo porta naturalmente albi verifica dì questo consapevolezza politica acquisita nello sofferenza e nella lotta, e bene .Elena Croce mette in evidenza l'urto violento con Bertani alla Camera, ebe segui i dissensi con i mazziniani a Napoli e il contrasto con Garibaldi a Caserta. A Bertoni, che con testavo la poHtica governativa nel Mezzogiorni tendente al l'unificazione e, quindi, alla limitazione immediata del potare dittatoriale garibaldino. Spaventa rispondeva esaltando l'opera dei moderati napoletani: e Questi uomini avevano combattuto per la libertà, del loro paese lunghi e lunghissimi anni, prima che il deputato Bertani venisse in Napoli, lo loro qualifica era o una sentenza di morte pronunciata da giudici borbonici sul loro capo, o lunghi anni di galera nobilmente scontati, o molti anni di esilio nobilmente sostenuti in terra straniera. La loro qualifica era 1 autorità e la fiducia di cui essi godevano tra i loro cittadini . Era la legittimazione della coerenza rivoluzionaria della borghesia meridionale di formazione liberale che aveva dato il meglio di sé per la causa dell'indipendenza e della unità nazionale: II sistema politico che quegli uomini procuravano di introdurre in Napoli era il sistema politico che aveva raccolto la causa della libertà e dell'indipendenza italiana insanguinata e lacera a Novara, l'aveva fatta rivivere e prospettare nel piccolo Piemonte, l'aveva fatta amare è rispettare dall'Europa . E il liberalismo di Silvio Spaventa, rigidamente inteso negli schemi statutari, è messo alla prova del contatto con la concreta realtà dei problemi di governo quando, dopo la liberazione del Mezzogiorno e l'unificazione, viene a crescere progressivamente il suo ruolo nella vita pubblica italiana. A Napoli, a Torino, a Firenze, a Roma, nelle varie tappe del cursus honorum percorso egli rivelò intero il suo senso del diritto e dello Stato, riflesso di una coscienza politica totalmente impegnata. La biografia della Croce mette in rilievo l'immane fatica dello Spaventa e il suo dedicarsi costante olla cura degli affari nazionali: dalla celebre lotta contro la camorra napoletana condotta da consigliere per l'Interno e la Polizia nella Luogotenenza del 1860 ai diuturni affanni come Segretario generale agli Interni nel gabinetto Farini-Minghetti del 1863-64, al Consiglio di Stato dal 1868 e, infine, al Ministero dei Lavori Pubblici dal 1873 alla caduta della Destra. Esperienza varia nella quale Spaventa, rivendicando coraggiosamente autonomia e funzionalità allo Stato liberale, veniva a maturare il convincimento che questo per sussistere come maggiore e suprema autorità civile doveva essére garantito contro l'ingerenza dei partiti, gli abusi della pubblica amministrazione e gli eccessi del capitalismo. Tale convincimento dominò coerentemente l'ultima fase della vita pubblica di Spaventa quando, non più uomo di governo per la caduta della Destra, ne sviluppò con gli scritti famosi la dottrina politica, qualificandosi come il maggiore, forse, dei teorici del liberalismo risorgimentale. Né le sue impostazioni contraddicevano in realtà i principi generali limitando con la nazionalizzazione delle ferrovie l'iniziativa privata o violando il principio dell'unicità della giurisdizione con la attribuzione al Consiglio di Stato della giustizia amministrativa. Che Spaventa riteneva lo Slato il supremo garante della pubblica libertà e, per questo. Io voleva difeso e rafforzato contro tutto ciò che lo potesse minacciare, anche contro lo stesso monopoBo del partito al governo. Era possibile che durante gli anni del loro governo gli uomini della Destra avessero compiuto errori e abusato del proprio potere; però, affermò Spaventa, con estremo vigore, abbiamo dovuto costruire questo Stato in mezzo a innumerevoli nemici, ostinatamente fuori dell'ordine costituzionale e dei principi! della nostra vita nazionale: borbonici* clericali, austriacanti, gronduchisti e simili. Che meraviglia che l'amministrazione nostro sia stata non sempre giusta, non sempre imparziale, non sempre equanime verso gli individui o i partiti che si proponevano lo scopo di impedire, combattere e sconvolgerò l'opera che noi volevamo compiere? . Affermazione valida ancor oggi da opporre ai troppo facili critici dell'operato del liberalismo risorgimentale, lo forza politica che fu capace di guidare lo sola rivoluzione che ha avuto l'Italia moderna, e della quale Spaventa è stato uno degli esponenti più insigni.
CARLO GHISALDEHTI