Rassegna storica del Risorgimento

CRISPI FRANCESCO CARTE; MANCINI PASQUALE STANSLAO CARTE; MUSEO
anno <1969>   pagina <511>
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Libri e periodici
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FA USTO Forai, Crispi e la .Stato di Milano ( L'Età dal Risorgimento. Studi e Testi, a cara della Scuola di storia del Risorgimento della Università di Roma, 6); Milano, Ginffrò, 1965, in 8", pp. XXXII-556 con ili. L. 4.0M0.
Fausto Ponzi, studioso nolo per i suoi saggi esemplari sul movimento cattolico in Italia, ha dedicato questo suo grosso volume alla cara memoria di Walter Maturi. Si tratta di un lavoro di vasto respiro, di solide strutture, di originale apertura te­matica, che ha impegnato FA. per alcuni anni, che rappresenta, indubbiamente, una delle più felici risultanti in questi ultimi anni nell'ambito della storiografìa risorgi-mentale. Fonri ha svolto le sae ricerche in gran parte presso l'Archivio Centrale dello Stato in Roma, dove sono conservate le corte Crispi, numerosi nitri archivi di Roma, di Milano, di Venezia, di Parigi, di Bruxelles, di Palermo e la Biblioteca Apostolica Vaticana.
La letteratura crispina ha eompiuto, con questa monografia, un deciso salto qualitativo, se si pensa soprattutto alla particolare fisionomia dello statista siciliano, crogiuolo di vivaci polemiche, oggetto di violente e, talvolta, banali denigrazioni, di esaltazione, di attributi qualificativi esagerati. Crispi fu senz'altro uno degli uomini politici del Risorgimento più discussi (qualcuno ha voluto anche metterlo fuori del Risorgimento), intorno al quale opposte idealità politiche hanno trovato un termine indicativo di incontro o di scontro, un'espressione del costume morale e politico. Crispi fu giudicato dittatore, nemico del popolo, disonesto, filoborbonico, affarista, poligamo, anticlericale, settario, voltagabbana, avventuriero, vendicativo, megalomane, corrotto, responsabile delle sfortune d'Italia. Gli furono fieramente avversi Cavallotti, Nicotera, La Farina; gli manifestarono stima Oriani, Carducci, Garibaldi (e, sia pure con non poche riserve, anche Giolitti). Tutta la letteratura critica su Crispi risente di questo contrappunto interpretativo: alcuni che prima lo esaltarono, passarono poi nelle file degli oppositori tè il caso di Cavallotti con la Lettera agli onesti, del giugno 1895), altri che da avversari divennero ferventi crispini (come il deputato fiocco De Zerbi, direttore de // Piccolo di Napoli). Gli scritti dei contemporanei dal 1887 al 1915, del Cavallotti, del Baratieri, del Palamenghi-Crispi, del Riccio, del Major dea Planches, del Fortis, del Narjoux, del De Luca Aprile, dei Pipitone, dell'Arcoleo, del Petrurcelli della Gattina, delFOriani. del Corredini, del Castellini, che sono fonti di grande importanza per lo studio de! tempi e della biografia di Crispi, restano ancora oggi i testi più significativi, sia pure con apparenti motivazioni polemiche e panegiristiehe. Infatti gran parte della storia della critica crispina offre due contra­stanti filoni di opere che, dopo la prima guerra mondiale, non hanno superato vecchi sedimenti mentali: il mito del nazionalismo e dell'imperialismo ha vitalizzato il mito di Crispi antesignano del regime imperialistico; Mussolini proclamò lo statista sici­liano il più grande uomo politico dell'Italia contemporanea e vide in lui il rivelatore delle esigenze imperialistiche e dell'indirizzo marinaro della vita italiana, un precur­sore del fasciamo. Eira, tuttavia, in alto una riabilitazione di Crispi anche al di fuori dell'ideologia imperante, albi quale aderì anche V. E. Orlando, mentre il Croce nella sua Storia. d'Itali dai 1871 al 1915, sottolineando la debolezza della politica crispina, faceva il processo a Mussolini. Simpatia, per Crispi dimostrarono lo Jemolo e il Volpe, ma in essi l'acconto apologetico è attenuato dall'obbiettività e onestà dello storico e, massime per Io Jemolo, al di fuori di una tesi, o di ogni prefigurazione interpretativa. Interpretazione fascista di Crispi fu data dall'Ercole: altri esaltatorì furono il Viano, l'Ardaii, il Dnnnudy. Valutazioni obbiettive ci hanno dato il Santangelo a il Bour-pin; severo giudice e stato il Bonomi.
L'importanza del lavoro del Fonzi negli stùdi criJBpìni deve essere precipuamente rilevata, oltre che nella trattazione specifica di un tema allettante quale e lo scontro politico-ideologico tra Crispi e il mondo culturale, politico ed economico milanese dal 1893 al 1896 (che rientra nel contesto di un vasto piano di studio dell1 A. sul* l'ultimo Crispi), nel sereno distacco dello storico da occasioni di interesse politico