Rassegna storica del Risorgimento

CRISPI FRANCESCO CARTE; MANCINI PASQUALE STANSLAO CARTE; MUSEO
anno <1969>   pagina <512>
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Libri e periodici
e ideologico, nella valutazione critica condotta attraverso un paradigma morale alieno da preconcetti.
Lo spirito scientifico e il tono stilistico del libro sono mantenuti costantemente; il livello metodologico non cede mai a scompensi distributivi della materia; il sapore saggistico della pagina non perde le sue finalità nell'ambito narrativo e nel contesto critico.
Il Fona si propone un contributo alla conoscenza della crisi politica italiana del 1894*1896, svolgendo un'attenta ricerca Boi rapporti tra l'ultimo governo Crispi e la città di Milano; tale crisi politica segnò una svolta fondamentale nella formazione dell'Italia odierna. Lo studio delle elezioni milanesi del 1895 permette al Fonzi di Cògliere taluni aspetti di primario interesse di quella che fu poi l'età giolittiona (le iniziali forme politiche di una società industriale e la vitalità di nuovi partiti demo­cratici). L'A. interpreta i rapporti tra governo italiano ed opinione pubblica milanese non soltanto come ricerca di vincoli tra capitale e provincia, fra storia nazionale e cronaca locale, ma come studio concreto di un momento fondamentale della vita po­litica italiana. Roma e Milano, capitale legale e capitale reale >, si fronteggiano con la loro volontà egemonica, con la vitalità dei loro miti politici, con la convin­zione del loro stesso prestigio: Milano voleva affermarsi come il primo centro eco­nomico e politico italiano. Lo Stato di Milano fu mito e realtà politica ; contro di esso Crispi lanciò invettive veementi (contro la repubblica ambrosiana diretta da una fazione aristocratico-plebea , nemica della patria); il dissidio tra lo statista siciliano e la metropoli lombarda, la quale manifestava aperta opposizione al suo indi­rizzo politico, si inasprì negli ultimi anni di governo (Crispi parlò di un mortale duello tra Milano e l'Italia, identificando in quest'ultima la sua stessa persona e la sua politica). Il Fonzi, oltre le mitologiche deformazioni crispine, studia nella sua matrice, at­traverso una ricognizione documentaria assidua, la sostanza di tale reale contrasto, che si acutizzò durante il quarto ministero Crispi, tra il giugno 1894 e il marzo 1896. Crispi aveva formulato un piano operativo piuttosto ambizioso per sconfiggere la città ribelle, nido delle più accanite opposizioni al governo. La lista radicale nelle elezioni amministrative milanesi fu sconfitta e Crispi poteva telegrafare trionfalmente a Saracco 111 febbraio 1895: L'Italia ha vinto a Milano. Il piano Crispino era destinato però a fallire pochi mesi dopo, in occasione delle elezioni politiche, perché l'elettorato milanese votò compatto contro il governo; le violente manifestazioni nella capitale lombarda provocarono la caduta del ministero; nel marzo 1896 la regina avrebbe potuto dire a Crispi dimissionario: Milano ha vinto. La città ostile a Crispi, la < capitale morale , promotrice di sviluppo economico e di progresso sociale e politico, aveva trionfato. Le lotte amministrative milanesi come ha affermato il Salvemini furono i prodromi delle lotte politiche italiane. Nella campagna per le elezioni amministrative del 1895, i milanesi iniziarono un nuovo corso nella storia dei partiti politici italiani: diedero a questi nuove direttive, imposero nuovi programmi e metodi di lotta; impressero ad essi caratteri ben definiti. Fu appunto da allora che ai costituirono in Italia delle formazioni politiche nettamente differenziale nella. iìsiu-nomia programmatica, nella impostazione degli strumenti di lotta, nella competizione, nella organizzazione interna. In Parlamento non esisteva ancora una distinzione di partiti: coloro che rappresentavano una classe borghese liberale erano divisi in grup­pi regionali o appartenevano a clientele personali* secondo la consuetudine trasformi* .etica. In tutta Italia le forze dell'opposizione antistatale e anticostituzionale guidate dal massimalismo politico, sociale e religioso acquistarono forza e compattezza (re­pubblicani, socialisti, cattolici intransigenti). Quello che ora il paese reale era. ancora contro lo Stato, il quale contava una stretta base popolare; si auspicava una soluzione alla crisi del regime parlameli tare, ponendo entro i limiti della legalità forze di opposizione; ciò avrebbe contribuito ad allargare 1 consensi allo Stato unitario.