Rassegna storica del Risorgimento

CRISPI FRANCESCO CARTE; MANCINI PASQUALE STANSLAO CARTE; MUSEO
anno <1969>   pagina <513>
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Libri e periodici
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L'opposizione milauebe (repubblicani, socialisti, clericali) si orientò verso una fattiva partecipazione alla vita dello Stato, non limitandosi all'azione locale, ma dirigendo
i movimenti nazionali, imponendo una nuova linea di condotta lontana dal massima*
Sismo.
Nel 1895 socialisti e cattolici erano chiamati a fare delle scelte politiche, non piw manifestazioni di protesta o affermazioni di principio. A Milano i socialisti, i cattolici e i repubblicani dimostrarono la volontà di inserirsi nelle lotte politiche e nelle competizioni elettorali locali e nazionali sul piano della legalità costituzionale. Gli uomini della vecchia opposizione concludevano alleanze con i dirigenti liberali. L'inserimento dei partiti di opposizione nella legalità avvicinò il e paese reale a quello legale e rivelò l'interdipendenza fra liberali, socialisti e cattolici.. I partiti divennero frazioni di un'unica realtà politica, non più chiusi nell'intransigenza, ma operanti legalmente per il governo dei poteri pubblici. La frattura tra paese reale e paese legale, che già aveva denunciato Stefano Jacini, nel 1895 a Milano era colmata. La metropoli lombarda trovava ormai legali da un comune denominatore morale i suoi abitanti, animati da pensieri di autonomia ed egemonia (si parlava in­fatti di una milanesizzazione della vita pubblica italiana). I milanesi vantavano giusti­ficati motivi per sostenere la loro volontà di affermazione politica, la loro protesta contro il paese legale. Essi erano convinti di aver fatto le spese dell'unificazione ita­liana, di essere le vere vittime della nuova Italia, che il nuovo Stato unitario avesse attuato una politica di concessioni a favore dell'Italia meridionale, sacrificando le re­gioni del Nord. Gli studi recenti di storia economica hanno dimostrato compinta-mente che la politica dei governi italiani, massime dei governi della Sinistra e dei governi Crispi, ha favorito gli interessi dei settentrionali, particolarmente dei mila­nesi. Il vittimismo ambrosiano era ingiustificato come quello di coloro che dall'unifi­cazione politica ed economica avevano tratto grandi benefici. L'autonomismo lombar­do aveva trovato un punto di appoggio saldissimo nel mito di Milano vittima del­l'ingiustizia, e la sua espressione in una violenta campagna contro Io Stato. In realtà era vivo il timore di un cambiamento delle tendenze politiche governative, non più corrispondenti agl'interessi milanesi. I lombardi avevano sacrificato le forme di au­tonomia, vigenti nella loro regione prima del 1859, per facilitare la dittatura tem­poranea piemontese, imposta dalla necessità di attuare un'armonica elevazione eco­nomica, politica e morale del Mezzogiorno. I milanesi avevano accettato provvisoria­mente una limitazione delle Uberto locali, avevano tollerato l'accentramento ammini­strativo perché utilizzato dalla classe dirigente piemontese-lombarda. Non erano preoc­cupati finché tale accentramento era nelle mani dei gruppi dirigenti settentrionali, ma, quando cominciò a profilarsi la possibilità di una modificazione nell'ambito go­vernativo, di una prevalenza dei gruppi meridionali nella direzione dello Stato, ve­nivano a mancare per essi le condizioni che avevano giustificato l'accentramento e riprendevano vigore le tendenze autonomisle già discusse in senso democratico dal Cat­taneo e in senso conservatore-moderato, dallo Jacini. II timore della meridionalizza-zione dell'intero penisola spingeva i lombardi a criticare duramente il sistema centra­lizzato, che poteva essere strumentalizzato dai grappi meridionali. L'avversione con­tro i meridionali è alla base dell'autonomismo lombardo m; M'ultimo decennio del­l'Ottocento. Gli atteggiamenti personali di Crispi dimostravano ai milanesi che hi poli­tica italiana era dominata dagl'interessi e dagl'ideali degli uomini del Sud, i quali, a loro giudizio, avrebbero portato la nazione alla derivo, sfruttando e opprimendo le. regioni del Nord laboriose e progredite. I giornali milanesi affermavano che i meri* dionali spadroneggiavano in Italia, perché avevano fatto di Roma il centro della loro potenza; bisognava, dunque, colpire la e capitale legale > per combattere gli uomini politaci del Sud, per sciogliere l'accentramento che soffocava il progresso settentrio­nale. Milano, centro dell'Italia progredita, doveva sorgere contro Roma, capitale del-
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