Rassegna storica del Risorgimento

CRISPI FRANCESCO CARTE; MANCINI PASQUALE STANSLAO CARTE; MUSEO
anno <1969>   pagina <514>
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Libri e periodici
ritaiin arretrata, la quale era venata meno alla sua funzione mediatrice tra l'alta e la bassa Italia. Milano e Róma, capitale reale > e e capitale legale e analogamente e paese reale > e paese legale si contrapponevano in termini politici ed economici: Nord e Sud si fronteggiavano come in un conflitto tra progresso e reazione. Al mito di Roma si contrapponeva l'idea di Milano, metropoli moderna, attiva, di tono euro* peo, centro di coltura e di realizzazioni tecniche ; i milanesi denunciavano nell'idea di Roma la retorica di nna politica di sfruttamento, derivante dal mito giobertiano e mazziniano della città eterna. Milano dirigeva la lotta contro Roma, non per abbat­tere l'unità nazionale, ma per modificare la struttura politica e amministrativa dello Stato, per combattere il fiscalismo, il centralismo burocratico, il colonialismo, il militarismo, derivanti da quel mito. I lombardi scendevano in lotta contro la dit­tatura dei meridionali, ebe sfruttavano le regioni del Nord per sostenere la loro me­galomania e una insensata politica estera e coloniale. Le forze autonomiste e antigo-vernative travolsero Crispi nel marzo del 1896.
Le dispendiose avventore imperialistiche di Crispi avevano messo in allarme i lombardi, i quali vedevano nell'oppressione fiscale un aspetto ostile del regime cen­tralizzato e rivendicavano assolutamente l'autonomia amministrativa. Crispi vedeva nelle istanze lombarde una minaccia per i risultati unitari della rivoluzione nazionale, un tentativo di opposizione federalista, che avrebbe bloccato l'azione del governo. H vecchio statista interpretava la critica e l'opposizione al governo come un atten­tato all'unità nazionale; vedeva lo Stato di Milano contro lo Stato italiano. R duello tra Milano e lo statista si fece accanito: le elezioni politiche del 1895 esprime­vano la resistenza unanime dei milanesi contro il governo. Le grandi dimostrazioni mi­lanesi del 1896 costrinsero il ministero alle dimissioni. L'opposizione lombarda era soltanto rivolta contro la politica crispina interna ed estera; infatti, caduto quel mini­stero, si affievolirono le tendenze regionalista, cosi largamente consistenti nel 1895. La caduta di Crispi offriva ai lombardi una più aperta influenza nella vita dello Stato.
Fonzi attribuisce l'insuccesso di Crispi contro lo Stato di Milano ai limiti stessi della mentalità e della cultura del dittatore, alla sua stessa incapacità di comprendere, oltre gli aspetti meramente politici, la conformazione spirituale di una società consapevole della sua forza morale e del suo peso economico nella vita della nazione, pienamente matura per un ruolo politico-economico, tecnico-industriale di primaria importanza. L'A. tiene conto di tutti gli aspetti della società milanese del tempo (sociali, economici, culturali, religiosi), indica le diverse forze operanti nella città lombarda, valutando il loro apporto e la loro influenza nella vita pubblica e analizzando la costituzione, la differenziazione e la coalizione dei partiti.
La società milanese è studiata attraverso il suo sviluppo sul piano politico; l'attenta ricognizione archivistica permette all'A. di illustrare i rapporti tra il mondo economico e la lotta politica. Dopo il 1896 si affermarono in Italia quelle forze che a Milano, dorante la lotta contro la dittatura crispina, si erano per la prima volta mani­festate o trasformate. La sconfitta di Crispi segnò l'inizio di un'epoca nuova della storia italiana. L'età giolittiana trovò, infatti, le sue radici nelle tendenze costituzionali dei cattolici e dei socialisti, nello sviluppo industriale e nell'evoluzione politico-eco­nomica milanese e seppe mettere a profitto le scelte che a Milano ebbero a compiere, tra il 1894 e il 1896, Filippo Meda e Filippo Turati.
EMILIO COSTA