Rassegna storica del Risorgimento

1821 ; 1848 ; UNGHERIA
anno <1919>   pagina <559>
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1 proclami latini diretti dagli Italiani ecc. 660
Il 19 di marzo, giorno di san Giuseppe, *fi gran fermentò in citta nell'idea di presto esser liberi, e il popolo si affollò* nel Corso della Ghiara levandosi a tumulto. Il maggiore Duodo, co­mandante della guarnigione tedesca accorse e lo sedò, tenendo in­dietro i cittadini con tutte le possibili buone maniere, e avvertendo che un suo ordine alla truppa avrebbe bastato a far massacri nella popolazione . Quel giorno, salvo un cittadino ferito gravemente, e parecchi contusi anche fra i soldati, nulla avvenne di luttuoso j ma nel popolo fremeva la ribellione. Presso il Duodo intervennero su­bito. 1 Vescovo e il podestà, conte Ippolito Malaguzzi, scongiuran­dolo a impedire sciagure, ma fcion ottennero promesse che li tran­quillassero. Tuttavia, quando la mattina del 21 si riseppe che il Duca a Modena aveva lasciato il palazzo ritirandosi in fortezza, e i reg­giani scesero armati in piazza, con stupore il maggiore Duodo ordinò al corpo di guardia di deporre le anni nelle mani dei cittadini, e ri­tirò le sue truppe in cittadella. Questa condotta, che risparmiò sangue e lutti ai cittadini, fu detto gli fosse stata consigliata dagli ufficiali ungheresi, i quali coi loro soldati lasciarono la città ia mattina stessa, mentre tutti i tedeschi partirono durante la notte.
Diserzioni non ne avvennero, e appena è da ricordare quella di tre ungheresi appartenenti alla seconda compagnia del 32 reg­gimento Fanteria Arciduca Francesco Ferdinando d'Este. Il rapporto che alla data del 7 marzo il Comando di Piazza austriaco fece al Buon Governo di Reggio ne ricorda i nomi, ma non accenna che la loro fuga fosse dovuta al proclama. Né questa si erano proposta i suoi autori. Al campo, neU'imminenza della battaglia, la defezione sarebbe stata una fortuna inapprezzabile ; non nella città, durante la guarnigione. Sapevano benissimo che i disertori non avrebbero trovata salvezza nella fuga, e che solamente il popolo risorto a inprowisa libertà poteva offrir loro protezione e difesa. Essi pria* cipalmente intendevano a stornare dal popolo la repressione cruenta delle armi, e la conseguirono. La mitezza enigmatica del maggiore Duodo li confortò assai più della diserzione dei tre soldati ; e la cittadinanza, ascrivendo alle, truppe ungheresi l'indulgenza goduta, , alla prima occasione in cui le si presentarono prigioniere, tenne verso di loro un contegno riguardoso è cortese.
Jl mattino dell'8 aprile, furono condotti a Reggio ottocento ungheresi,, S quelli che il duca di Modena aveva chiamati a Parma e ohe si erano arresi a Oolorno. Giunsero per la strada ,dì Povigliio e Castelnovo di sotto, e entrarono da porta Santo Stefan ; il Go-