Rassegna storica del Risorgimento
GUERRA MONDIALE 1914-1918
anno
<
1969
>
pagina
<
537
>
Dal Patto di Londra a Vittorio Veneto 537
dizi ne preconcetti, e per essa saprò fare sempre tutto quanto ciascuno di voi saprebbe e potrebbe .
Questi era l'uomo che dirigeva la politica estera allo scoppio del conflitto mondiale, e sul quale ricade la responsabilità delle prime decisioni.
Egli è stato considerato come un triplicista ad ogni costo, mentre lo era solo in quanto l'alleanza poteva essere utile all'Italia, ma pronto a cambiare quando le circostanze lo richiedessero: e negli ultimi tempi i contrasti pei Balcani lo avevano urtato con l'Austria. Dopo la tragedia di Sarajevo si rese subito conto delle possibili conseguenze. Il 4 luglio telegrafa agli ambasciatori a Vienna e Berlino di essere assai preoccupato del pericolo di serio turbamento che minaccia i rapporti fra l'Italia e l'Austria-Ungheria. E questo pericolo era costituito soprattutto a dal possesso da parte dell'Austria di province di razza e di lingua italiana, che nella coscienza, a dir poco, di nove decimi degli Italiani appartengono di diritto all'Italia e debbono un giorno o l'altro appartenervi anche di fatto . Cosi il triplicista Bollati, il quale era costretto ad ammettere che in realtà non vi era forse una sola questione nella quale gli interessi dell'Italia non fossero o non si erodessero in contrasto con quelli dell'Austria. E questo pessimismo di Bollati era condiviso dalla diplomazia tedesca consapevole che la Triplice aveva del piombo nelle ali.
Di fronte a queste considerazioni Di Sangiuliano il 14 luglio si prospettava già l'ipotesi dell'uscita dalla Triplice. Quell'uscita venne resa inevitabile ed attuale dall'aggressione austriaca alla Serbia. Il primo passo fu quello di dichiarare la nostra neutralità allo scoppio del conflitto, ma già maturava in Di Sangiuliano il disegno di intervenire contro l'Austria. Fin dal 2 agosto in una lettera all'ambasciatore austriaco avverte che l'equilibrio della Penisola balcanica e del mare che circonda l'Italia, è per questa un interesse vitale, e perciò non avrebbe indietreggiato di fronte ad alcun sacrificio né di fronte ad alcuna decisione, che la salvaguardia del suo avvenire e della sua stessa esistenza le avrebbe imposto .
D'altra parte in quei frangenti occorreva grande riserbo e prudenza, poiché era difficile fare previsioni sull'esito della guerra. Se avessero vinto gli Imperi centrali avrebbero raggiunta l'incontrastata egemonia sull'Europa come ì programmi messi a punto durante il conflitto apertamente dimostrano e nessuno avrebbe potuto trattenerli dal vendicarsi per la nostra, neutralità. Quindi nell'impossibilità di fare previsioni sicure Di Sangiuliano ritiene pericoloso romperla con gli alleali. D'altra parte anche la vittoria dell'Intesa destava preoccupazioni nel nostro ministro degli esteri, perché è sempre lui che scrive la nostra posizione nel Mediterraneo poteva diventare oltremodo pericolosa con una Francia vittoriosa e coi nostri attuali alleati trasformati in nemici implacabili . E del resto era chiaro che bisognava prepararsi alle decisioni, richieste dal momento, di una ener-