Rassegna storica del Risorgimento
GUERRA MONDIALE 1914-1918
anno
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1969
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pagina
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538
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538 Augusto Torre
gica azióne. Ma quel momento sarebbe venuto quando si fossero potute fare previsioni fondate sul probabile esito della grande guerra ; previsioni che non riteneva possibili prima di un mese, Per un pezzo scrive parla il cannone e tace la diplomazia , la quale <c va a riposarsi, e non sugli allori . Per il momento, quindi, occorreva mantenere buoni rapporti con tutti i belligeranti e cercare di addormentarli. D'altra parte non ristava dal pensare al possibile intervento, e già il 9 agosto scrive a Sa-landra: Si può cominciare a prevedere fin d'ora, se non la probabilità almeno la possibilità che l'Italia debba uscire dalla sua neutralità per attaccare l'Austria. Ciò non potrà farsi se non quando si abbia la certezza di vittoria e quando le sorti generali della guerra generale accennino in modo abbastanza sensibile a volgersi contro Austria e Germania . Questa eventualità era necessario che fosse preceduta da espliciti accordi diplomatici colla Triplice Intesa, che assicurassero il raggiungimento delle nostre aspirazioni; e intanto fin dall'undici agosto ne getta le principali basi. Su di esse voleva per il momento il più assoluto segreto, per evitare che ne venissero a conoscenza Austria e Germania, con le quali non si poteva rompere senza la certezza della vittoria, a Ciò non è eroico osservava ma è saggio e patriottico .
La battaglia della Marna apre i cuori alla speranza e, quindi, il nostro ministro attende a perfezionare il progetto dell'agosto, e il lavoro è compiuto il 25 settembre. I punti principali delle nostre rivendicazioni comprendevano i territori fino al displuvio delle Alpi e fino al Quarnero; Va-lona in caso di spartizione dell'Albania; il Dodecaneso, in caso di spartizione della Turchia, e la zona di Adalia in Asia Minore; partecipazione all'indennità di guerra; rettifica del confine libico-tunisino.
Un rilievo particolare merita la Dalmazia. Ai primi di agosto Di San-giuliano aveva detto che quella regione era fuori dei confini naturali dell'Italia, mentre la Russia allora era disposta a cederla. Nel nostro ministro era forte il dubbio sul pericolo di futuri gravi conflitti con gli Stati slavi, e su di essi cereo di farsi un'idea negli ultimi giorni di settembre. Fu questa l'ultima fatica di Di Sangiuliano. Minato dalla gotta che doveva portarlo alla tomba aveva svolto il suo lavoro dal luglio in poi attanagliato contìnuamente dal male. Ma aveva resistito con una ostinazione eroica; al di sopra del male vi erano gli interessi e l'avvenire dell'Italia, e continuò nel suo lavoro febbrile, salvo momentanei intervalli quando la crisi era più forte, e anche quando fu costretto a letto. Morì quindi sulla breccia, ma quando il 16 ottobre chiuse la sua vita potè partire con la coscienza di lasciare impostata su solide basi la politica estera italiana.
Con la morte di Di Sangiuliano il problema del nostro atteggiamento rimaneva aperto e veniva ereditato dal suo successore Sonni no, E l'eredità era di intervenire in guerra a fianco dell'Intesa per raggiungere le nostre