Rassegna storica del Risorgimento

GUERRA MONDIALE 1914-1918
anno <1969>   pagina <539>
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Dal Patto di Londra a Vittorio Veneto
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aspirazioni nazionali. Ma prima di prendere una decisione Sennino volle tentare la possibilità di un accordo con FÀustria per la cessione delle terre irredente in cambio della nostra neutralità. Si ebbero, quindi, lunghe e complicate trattative che si svolsero dal dicembre 1914 fino all'aprile 1915.
La base giuridica delle nostre richieste era costituita dall'articolo VII del trattato di alleanza il quale stabiliva che l'occupazione temporanea o permanente da parte dell'Austria di territori nei Balcani doveva essere pre­ceduta da un accordo preventivo fra le due potenze, basato sul principio di un compenso reciproco per ogni vantaggio territoriale o di altro genere che ognuna di esse avesse ottenuto. In un primo momento il governo di Vienna negò che quella disposizione fosse applicabile alla sua aggressione alla Serbia, poi alla fine di agosto lo ammise. Per il momento Di San-giuliano, ormai orientato sull'intervento a fianco dell'Intesa lasciò cadere la cosa.
Con la ripresa delle trattative da parte di Sennino la difficoltà consi­steva nella natura dei compensi, e Vienna e Berlino erano d'accordo nella pregiudiziale di escludere la cessione di territori austriaci, e in un primo tempo Vienna mantenne un atteggiamento negativo, cosicché, dopo due mesi, il 12 febbraio 1915, Sonnino interrompe le trattative, dichiarando apertamente contraria all'articolo VII qualunque azione militare austriaca nei Balcani, azione che avrebbe portato a gravi conseguenze. Nella seconda metà di febbraio gli insuccessi militari e il pericolo che gli eserciti russi, superati i Carpazi, sboccassero nella pianura ungherese consigliarono ai dirigenti austro-ungarici di riprendere i negoziati con l'Italia, e in un Con­siglio della Corona dell'8 marzo, presieduto dall'Imperatore, venne accolto il principio delle cessioni territoriali.
Scopo austriaco era quello di guadagnare tempo, almeno fino a quando l'Austria fosse stata in grado di fronteggiare un attacco italiano; quindi la necessità di cedere il meno possibile, ma anche di mandare in lungo le trattative. La prima difficoltà fatta dal governo viennese fu quella di rifiu­tare la cessione immediata dei territori. Poiché su questo punto Sonnino tenne duro, per il momento venne lasciato in sospeso e si passò alla discus­sione di proposte precise e concrete. Il 27 marzo il ministro austriaco Burian offrì la cessione del Trentino, compresa Trento, in cambio della neutralità dell'Italia fino alla fine della guerra e della piena libertà dell'Austria nella Penisola balcanica. Erano offerte <t troppo vaghe ed incerte e assolutamente insufficienti quindi vennero rifiutate il 21 marzo da Sonnino, il quale osservò che la neutralità doveva essere perfetta e sincera e non favo­reggiamento , poiché l'Italia doveva tener conto delle possibili rappresaglie della Francia e dell'Inghilterra, padrone del Mediterraneo. Sonnino non riusciva nemmeno ad afferrare quale fosso l'estensione del territorio che veniva offerto. La precisazione su questo punto venne II aprile* quando