Rassegna storica del Risorgimento

GUERRA MONDIALE 1914-1918
anno <1969>   pagina <541>
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Dal Patta di Londra oj Vittorio Vweto 541
i quali eoa concessioni minime e Calte a spizzico, ma magnificale come ac­cettazione sostanziale delle nostre richieste, cercarono di indurre il nostro governo alla ripresa delle trattative. Mantenevano inoltre la pregiudiziale della consegna alla fine della guerra.
Falliti tutti questi tentativi il 24 maggio l'Italia entra in guerra. In questo modo come avrebbe detto Di Sangiuliano la diplomazia aveva assolto il suo compito, compito che ora passava alle forze armate. La prima avrebbe dovuto riposare finche tuonava il cannone. tuttavia non poteva rimanere inoperosa e ora la sua azione doveva essere diretta alla di­fesa delle conquiste fatte e possibilmente aggiungerne delle altre.
Scoppiata la guerra alle sue neeessità era subordinata anche la poli­tica estera, sia per quanto riguardava gli approvvigionamenti, sia per man­tenere e salvaguardare gli scopi di guerra. Per questa seconda necessità il compi Lo si riduceva alla difesa delle concessioni ottenute col Patto di Lon­dra, che per tutta la guerra rimase la carta fondamentale delle aspirazioni italiane, e magari approfittare degli eventi per ampliare quelle concessioni.
I due settori che interessavano l'Italia erano quello adri a li co-balcanico e quello mediterraneo, e fu appunto su questi settori che sorsero le con­troversie con gli alleati. Le rivendicazioni in Dalmazia erano in contrasto con le aspirazioni della Serbia. I risultati si videro subito nella passività militare di quest'ultima dopo la nostra entrata in guerra e nello zelo con cui Sloveni e Croati combatterono sul nostro fronte. La sconfitta della Ser­bia poi rimandò la controversia su questo punto alla Conferenza della pace.
Altro settore delicato era l'Albania, ai cui territori aspiravano Serbia, Montenegro. Grecia. Ma tutto dipendeva dall'esito della guerra. Il Mediter­raneo venne in discussione in occasione della spartizione dell'Asia Minore.
II 4 marzo 1915, il giorno stesso in cui venne presentato il nostro memo­randum a Grey, la Russia chiese l'assegnazione di Costantinopoli e degli Stretti, concessione alla quale Francia e Inghilterra aderirono nel corso del marzo e dei primi di aprile. A questo accordo l'Italia aderì alla fine del 1916.
Frattanto era sorta una questione più grossa: la spartizione dell'Asia Minore. Fin dal 1915 l'Inghilterra, per facilitare la guerra contro la Tur­chia, aveva concluso con Hussein, sceicco della Mecca, un accordo col quale si impegnava ad appoggiare il movimento arabo per l'indipendenza. Poiché anche la Francia aveva da tempo importanti interessi morali e materiali neDa Turchia asiatica concluse, nel marzo 1916, con l'Inghilterra l'accordo Sykes-Picot, cosi chiamato dal nóme dei due sottoscrittori, col quale la Siria e la Cilizia venivano poste sotto l'influenza francese, la Mesopotamia sotto quella inglese, mentre alla Palestina veniva riservato un regime di inter­nazionalizzazione. Più tardi a questo accordo aderì anche la Russia, alla quale vennero assegnati l'Armenia e il Kurdistan. Nonostante il disposto