Rassegna storica del Risorgimento
GUERRA MONDIALE 1914-1918
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1969
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Vanno vittorioso 1.918
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Può forse una sconfitta gettare ombre sul corso di eventi che condussero al trionfo? Vi fu mai guerra di più anni, immune da arretramenti e da rovesci?
Se un qualche turbamento nel fare parola di Caporetto possiamo avvertire, dò è in dipendenza di ben altri motivi, e precisamente del troppo parlare e scrivere che su di esso si è fatto e si continua a fare. Nessuno di noi ignora che da mezzo secolo a questa parte i fatti dell'ottobre del 1917 sono stati, il tema prediletto, fra gli altri, della nostra guerra: un tema non sempre svolto per legittime e doverose finalità scientifiche, e con quei riguardi e dignità che ogni popolo, conscio di essere una nazione, deve avere verso se medesimo. Si sono invece accumulate in questi anni (e il tumulto non accenna a finire) le pagine nere, le pagine polemiche a proposito di responsabilità prossime o remote, militari e non militari, con l'inevitabile effetto di provocare difese e còntroffese che vorrebbero essere a vantaggio della verità e sono piuttosto di comune denigrazione, che finiscono spesso in unilaterali condanne di sapore politico (politica attuale), e prolungano processi che nulla hanno a che vedere col procedere della storia. Tutt'al più viene ancora una volta dimostrato che gli Italiani ci prendono gusto a tormentare e ad allargare le loro ferite, mentre altri popoli che di ferite ancora più gravi non mancano, si studiano di coprirle di bende, le minimizzano, mantenendo di buon diritto serena ed alta la fronte.
Ma ora se vogliamo avvicinare l'anima e misurare le forze di quel popolo in armi che seppe raggiungere la difficile meta, dobbiamo appunto tener conto di quel fardello che aveva portato su di sé fino al limite estremo, là dove pose termine alla marcia a ritroso, e si rivolse di nuovo contro l'invasore, per riprendere il suo cammino.
EL nome di quel fardello lo ripetiamo: Caporetto.
Doloroso è dichiarare, ma non vergognoso, che in quei giorni vennero al di qua dell'Isonzo, al di qua del Tagliamento, al di qua del Piave, vennero più dolenti e pesanti che mai, le inenarrabili pene morali e materiali sofferte nel corso della terribile ritirata, e si fecero ancor più vive le immagini dei feriti, dei dispersi lasciati testé indietro, e le visioni di quei gruppi, di quei cortei della povera gente fuggita dalle sue case e senza meta e senza possibilità di proseguire, già facile preda del nemico che giungeva esaltalo da una vittoria che significava il dominio ed il bottino già in anticipo offerto alle sue voglie ed alla sua fame.
E il ricordo, le immagini dei morti, dei compagni sepolti ed insepolti, in ogni dove, ed ora lontani, sempre più lontani?
Quanto sangue in quel ricordare e quanto pianto di mamme, di spose e di bambini !
Parimenti riapparivano come in un sogno penoso i luoghi divenuti