Rassegna storica del Risorgimento
GUERRA MONDIALE 1914-1918
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1969
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Piero Zuma
familiari* le trincee, i camminamenti, le baracche, le tane: da quelle carsiche, rosse per la melma che le pioggie colavano dentro le doline, nei rifugi e dovunque; postazioni e: trincee ancora salde, tenute ad ogni costo contro il furore ed il valore di assalti senza numero; trincee abbandonate ora senza sapere il perone. E ciascuno fermava il pensiero su quelle più sue, su quelle sparse lungo la corona alpestre, scavate sulle vette inaccessibili, oltre le erode dolomitiche, fra i canaloni, nel margine di burroni insidiosi, negli altipiani riconquistati, e giù fino a Gorizia consacrata dal tricolore, fino alle minori quote collinari, e fino al mare che portava il saluto e rinvilo di Trieste e della costa istriana.
Come doloroso e pesante il fardello dei tanti ricordi!
Perché proprio tutto, anche le minuzie, venivano in quei giorni, in quelle prime ore al di qua dell'improvvisato schieramento; e venivano per fatale insistente richiamo, proprio come ribelli all'abbandono. Persino quei nomi che erano stati creati dalla fervida immaginazione dei soldati, creati in famiglia, per indicare trincee, posizioni e località, tornavano e parlavano al cuore. Erano le targhe stradali del paese or ora abbandonato, che non di rado erano salite all'onore dei Comandi assumendo servizio fin nelle carte topografiche: la trincea della lunetta (a motivo della singolare curvatura), la trincea del cappuccio, quella della ghirlanda, e tante tante altre, anche quella dall'albero isolato perché proprio lì, fra due opposti reticolati c'era rimasto un alberello, lui solo, senza rami, denudato, lui solo, ma impavido sotto le tempeste di fuoco, testimone dei suoi fratelli stroncati e sepolti.
E queste immagini, questi nomi erano forse la parte più pesante del fardello per coloro che più a lungo e continuamente avevano dato.
E non dirò di quei ripetuti ordini di ritirarsi, di far presto, di marciare e marciare; ordini che prima ancora di udirli si leggevano negli occhi degli ufficiali, già in altri momenti vividi di ben altra espressione. Ancor peggio e più desolante là confusione quando gli ordini non arrivavano più, e ciascuno era arbitro di fare e di non fare, e si chiudeva nel silenzio o disperava.
Poi cominciò il propagarsi di notizie incredibili che erano vere. Quel vociferare aveva paurose conferme cui si accompagnarono parole spietate e grida deridenti. I più le ascoltavano nascondendo lo sgomento, altri le sentivano come punte di pugnali avvelenati. Gridavano gli sbandati (senza le armi, senza le mostrine e le stellette): Pace! Pace! A casOj tutti a casa! La guerra è finita! Viva il Papa! Viva la rivoluzione! Ed altre che avevano sapore di scherno.
In verità la mala pianta aveva radici lontane e remote. Però la disciplina e la bontà del soldato avevano quasi dovunque calpestato i germogli sul nascere. Adesso non più, adesso i germogli salivano di ora in