Rassegna storica del Risorgimento

GUERRA MONDIALE 1914-1918
anno <1969>   pagina <549>
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Vanno vittorioso 1918
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ora e diventavano pianta, per dare il loro Frutto, frutto di o cenere e tosco .
Concediamo: gesto di pietà religiosa, gesto di umanità era stato quello del seminare. Non controlliamo oggi le intenzioni di allora: concediamo.
Comunque quelle che contano anche nel piano della storia che è il piano della realtà sono le impressioni che in determinate circostanze possono essere (facile era la previsione) provocate; e quelle che contano sono le azioni che ne derivano. A nulla valgono le assoluzioni e le esalta* zioni di poi, e le logomachie congressuali e non congressuali del tardo domani.
Sta di fatto che in quei giorni, in quella marea di soldati doloranti e quasi automi e tuttavia legati ancora ai loro tenenti, ai capitani, agli ufficiali partecipi ancora una volta delle loro tribolazioni, ci furono quelli (non conosciamo il numero e non furono in ogni dove) che indeboliti dalla stanchezza, amareggiati dalle delusioni, ma più ancora inveleniti, non ave­vano saputo resistere più oltre alla tentazione di erigersi a giudici, di auto-nominarsi giustizieri, di procedere all'azione disgregatrice, e di darsi alla fuga.
Eppure proprio in quei giorni ed in quel mondo sconvolto fra Isonzo e Piave non erano mancati e non mancavano, contro il tenebrore, gli sprazzi della luce.
Si avvertiva difatti, ed era efficacemente palese, la presenza di coloro che avessero o no manifestato nella primavera del 1915 accanto a Scipio Slataper (il granatiere caduto sul suo Carso), o accanto a Gia­como Venezian (il docente cinquantenne caduto anche lui sul Carso) o altrove, e con altri non meno generosi, ora coi sacrifici compiuti e con la volontà di resistenza e di rivincita confermavano il volontarismo della vigilia e la fede negli ideali del Risorgimento.
Ma forse due episodi, due pennellate valgono a scoprire quello che la minuta e particolareggiata composizione del quadro non riesce a mostrare.
Ecco. Da una di quelle stradicciole che scendono ripide dai monti sbuca un drappello di Alpini. Si immette, come piccolo torrente, nella tor­bida fiumana di gente che scende a valle verso ignota foce. In testa al drappello c'è un sottotenente, e vicino a lui un ragazzone che porta sulla spalla una grande bandiera tricolore; forse l'ha trovata, l'ha carpita chissà dove forse dalla scuola di un villaggio. E cantano una loro canzone, di quelle che abbandonano le note fra gli echi delle vallate.
Gli altri soldati, la gente che si pigia lungo la strada fa posto, non si sa come, ma fa posto; e par che ritorni in lutti il passo marziale.
Secondo episodio. Torme di soldati, sono giunti per il ponte di Vidor al di qua del Piave. Si provvede ai concentramenti, ai riordina­menti. Un lunghissimo treno in una piccola stazione ha caricato fino al-l'inverosimile: molli sono su in coperta, sul tetto delle carrozze e dei carri