Rassegna storica del Risorgimento
GUERRA MONDIALE 1914-1918
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1969
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Pietà Zanni
merci, sdraiati a pancia in giù, è si tengono per le mani, per non ruzzolare; altri sono appesi alle maniglie.
Un tenente aiutante maggiore è riuscito a ficcate in quel brulicame anche le residue schiere del suo battaglione. adesso la locomotiva sbuffa, e deve muoversi finalmente. Dove arrampicarsi?
Un'idea, una corsa; il tenente raggiunge la locomotiva, un salto... Ma come entrare? È gonfia, ma ci riesce. Gli occupanti brontolano.
E intanto il treno faticosamente si muove, si muove: ce la fa.
Là dentro c'è uno che incomincia a divertire con un suo racconto di un ufficiale finito cotto dentro la caldaia di una locomotiva. Vero? Forse, poiché il racconto non manca di pennellate feroci, e qualcuno l'accompagna con afférmazioni e commenti grotteschi. Altri sbirciano il nuovo venuto. Si, la pistola è carica, ma pazzesco se pur possibile è il farne uso.
U treno procede poco più ohe a passo:! tra salto improvviso, una provvida accoglienza nella siepe che costeggia la ferrovia: è salvo, nemmeno una scalfittura, ma la ferita è dentro, è nel cuore. E poi una corsa attraverso i campi, dove lontano si sente il passare degli automezzi; e nella notte il tenente raggiunge la sua destinazione.
No, l'esercito non è lì, in quel nauseante pigia pigia deDa locomotiva: quei dieci o dodici ubriachi o avvelenati non lo rappresentano. L'esercito è in quel manipolo di Alpini che poi diventa lo schieramento stabilito dai comandi superiori, e che è attuato quasi d'istinto; imo schieramento che va nella forma d'arco, da Riva del Garda alle bocche del Piave e al mare dove domina la nostra Marina che già aveva invitato invano la Marina avversaria a rinunciare alla gloriuzza di Pola.
Purtroppo improvvisate quasi tutte le linee della nostra difesa, mentre il nemico è già sulle posizioni vantaggiose, a Lerico, in Valsugana, nell'altipiano dei Sette Comuni, sull'Asolone, sul Pertica, sul Grappa e nella vallata di Feltro. Due formidabili armate, la X e l'XI al comando del maresciallo Conrad si apprestano ad attaccare.
Su tutto il resto del fronte, lungo la riva del Piave, al comando del maresciallo Boroevic, tengono fermamente le posizioni la VI armata e l'armata dell'Isonzo.
C'è per noi il vantaggio dell'arco più corto: meno della metà di quello abbandonato che dal Carso saliva alle Carnie fino alle Dolomiti, e misurava 650 chilometri.
Ma le nostre armate, pur superiori di numero, sono assai più deboli non solo per povertà numerica di uomini, ma anche per deficienza di mezzi e per insufficienza di armi.
A cominciare dalla sinistra, le prime posizioni del nostro schieramento erano state assegnate alla I armata. Seguivano in continuità la VI, la ÌV (quella a difesa del Grappa, che poi verrà comandata dal generale Giardino),