Rassegna storica del Risorgimento

GUERRA MONDIALE 1914-1918
anno <1969>   pagina <553>
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L'arino vittorioso 1018
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Sicuro: ragazzi nel volto, nella persona, ed anche per quella giubba quasi sempre abbondante e le giberne che penzolavano: ragazzi sulle prime un poco sorpresi, ma non impauriti, e disciplinatissimi. Avevano in verità portato con sé l'aria del loro focolare: aria di famiglia italiana. E la fa­miglia li raccomandava ai a vecchi ai. veterani che si sentivano quasi pa­terni.
Però quanto sonno sofferto da quei figliuoli nelle lunghe notti, o den­tro le trincee, o nei baraccamenti a ridosso delle prime linee! Quanto de­siderio forse del lei luccio governato dalla mamma! Però non si la­gnavano, non dicevano nulla.
Che proprio a questi ragazzi pensasse il generale Giardino quando ri­volgeva i suoi proclami alla XV armata, usando appunto le parole a Figli miei, soldatini del Grappa ?
Si arrivò cosi senza riposi e senza cedimenti alla fine della primavera; e si varcò Pestate, e si arrivò all'autunno.
L'esercito austro-ungarico preparato con tutta cura, più conscio delle difficoltà da superare, e complessivamente più forte, doveva ora e voleva spezzare il grande arco, creare la falla, determinare il crollo. Si intuiva pri­ma ancora che fosse dichiarato, che era imminente per quella varia congerie di uomini l'ultima battaglia della estenuante lunghissima guerra.
Pertanto alle ore 3 del 15 giugno le potenti artiglierie di Conrad apri­vano un violentissimo fuoco per preparare U passo alle fanterie. Quello era il primo dei tre attacchi in programma, e si muoveva sulla direttiva Astaco-Brenta. La nebbia favoriva gli attaccanti, e sin da principio non mancarono fra i difensori i momenti di grande trepidazione sulla sorte dell'azione.
Intanto un secondo attacco di vaste proporzioni veniva sferrato sul Grappa: anche qui progressi iniziali: un notevole sfondamento sul Col Moschin, e nel Col Fenelon, e immediato ammassamento di truppe per pro­cedere oltre. Ma proprio su queste posizioni le nostre artiglierie riuscivano a piazzare i colpi con estrema precisione, e il martellamento fu tale che il nemico stremato fu costretto all'abbandono.
Terzo fronte di attacco: sono le truppe del tenace maresciallo Boroevic che di sorpresa passano il Piave a False, e che poscia si incanalano lungo le strade l'una all'altra parallele che solcano il Montello. E raggiun­gono Nervesa.
Ma superati i primi momenti, i nostri si gettano nella lotta: episodi di valore senza numero, inenarrabili sacrifici. Si riconquistano le posizioni per­dute metro a metro, lottando corpo a corpo. Finalmente il nemico ripassa il fiume.
Gli avieri hanno combattuto in gara con gli arditi, con le fanterie, con