Rassegna storica del Risorgimento

GUERRA MONDIALE 1914-1918
anno <1969>   pagina <554>
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Piera Zuma
tutte le varie armi: il più grande dì essi, Francesco Baracca, si è immolato quando già la vittoria era sicura*
Non diverso il comportamento ed eguale il risultato della battaglia nel basso Piave.
Le perdite del nemico che si era battuto con coraggio pari alla dispe­razione risultavano di tale gravità da destare profonda impressione. Fra i più amareggiati, lo stesso Imperatore che previde fin d'allora un domani oscuro.
Naturalmente non mancò uno di miei provvedimenti che coronano le sconfitte, e quindi Conrad venne esonerato dal comando.
Una verità, fino a quel momento contrastata dai nostri amici d'oltr'Alpe, si fece allora palese, e cioè che la guerra si poteva vincere anche sul fronte italiano il quale non era all'atto un fronte secondario.
E la conferma non tardò.
Appunto il 24 ottobre aveva inizio la terza battaglia del Piave. Questa volta non gli Austro-Ungarici, ma gli Italiani attaccano. Le decisioni sul tempo e sui modi non sono slate prese dagli alleati e nemmeno dal nostro Governo, ma dal nostro Comando Supremo. Ed è precisamente la IV Armata che precede tutti nell'azione con quell'intensità e quei modi che caratteriz­zano le azioni sferrate a fondo.
Per tre giorni, ed anzi fino al 27, vengono martellate le linee, anche in profondità, e gli assalti si succedono agli assalti. Il nemico è ben presto convinto che proprio in quella parte si appunti il maggiore sforzo per sfon­dare e travolgere; e quindi si fanno arrivare i rinforzi e si impiegano nella difesa anche le riserve.
Chi non ha veduto in quelle notti il Grappa, e non ha sentito l'urlo immane, incessante ed il tremito della terra, non può immaginare quali e quanti fossero nei colori e nell'ampiezza le incessanti fiammate, e quanto lo sgomento per simile infernale potenza dell'uomo. Davvero pareva im­possibile lassù la sopravvivenza di qualsiasi creatura.
Sul resto del fronte, relativa calma: il fiume in piena eccezionale non consentiva di gettare i ponti, e ciò avvalorava le interpretazioni del Comando nemico.
Però nella giornata del 26 la piena accennava a qualche leggera dimi­nuzione, cosicché nella sera (ore 21), pur rimanendo incalcolabili difficoltà, i pontieri del Genio tentarono la prova, e pur fra perdite riuscirono a creare un traghetto di barche. Di qui, fra Pederobba e le Grave, cominciarono a passare i reparti della XII armata (quella di Montebelluna) comandata dal generale francese Graziali i.
Ma ben presto la corrente si prese la rivincita e travolse lutto, ed anzi spazzò via anche il restante materiale che era stato preparato per gettare un ponte e le passerelle.