Rassegna storica del Risorgimento
ITALIA RELAZIONI CON LA PERSIA 1861-1862; PERSIA RELAZIONI CON
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Italia a Pqf-éia 1852-1862
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l'Italia significava poter continuare la politica sarda dell'utilizzazione della sua presenza nelle crisi balcaniche e danubiane ai fini nazionali ancora da risolvere. Inoltre, significava non perdere il contatto con le Grandi Potenze e con eventi che ormai erano divenuti di stabile interesse per la politica italiana. Ai suddetti, si aggiungevano anche motivi di prestigio internazionale: l'Oriente era una facile cassa di risonanza e di intrighi europei ed interna zinnali. Cinque anni di esperienze nel concerto orientale avevano affinato la diplomazia sarda; le pregiudiziali anti-russe maturate con il conflitto di Crimea, ora si venivano affievolendo, sostituite da un rovesciamento di fronte imposto dalle circostanze e dalla grande sfida scambiata Ira Sardegna ed Austria. I Balcani ed i Principati danubiani cominciarono ad interesasre la politica sarda sempre meno come barriera anti-russa e sempre più come forza anti-austriaca. *)
La morte di Cavour non mutò sostanzialmente la politica del nuovo regno d'Italia verso i problemi del vicino e più lontano Oriente. Essa fa, però, improntata, per gli ovvi motivi derivati dall'evoluzione della situazione internazionale, al principio della massima cautela e della accurata vigilanza degli eventi, senza imbarcarsi o lasciarsi trascinare in avventure rivoluzionarie. Viceversa, il motivo del prestigio internazionale del nuovo Regno si veniva facendo sentire in maniera più netta: la necessità di essere rispettati all'estero, di cercare amici, di avere nuovi rapporti internazionali, di stringere trattati di amicizia e di commercio, erano tutti elementi cui i nuovi dirigenti la politica estera italiana non potevano non essere acutamente sensibili in un momento tanto delicato. I piani della Missione in Persia, già preparati minuziosamente da Cavour, non potevano quindi essere ignorati ora dai suoi immediati successori. La Persia ricordava i passati splendori delle Repubbliche marinare e in particolare di Venezia, dei Medici di Firenze e degli Sforza di Milano, quando vivi e fertili erano stati i rapporti con queste contrade; inoltre, offriva la possibilità di conseguire vantaggi economici e commerciali di vario genere e natura; consentiva un'affermazione internazionale delle scienze e delle lèttere italiane affiancando alla diplomatica una spedizione scientifica e culturale; infine, in un momento in cui i contrasti anglo-russi in Asia Centrale ed in Persia avevano raggiunto una fase di crisi, riaffiorava anche la possibilità, già accarezzata da Cavour, di inserirsi realisticamente nelle divergenze fra
i) È infatti noto quello che fu l'atteggiamento di Cavour di fronte alla politica russa nell'Europa balcunico-da nubiana: coscienza del pericolo che avrebbe rappresentato un collegamento non solo ideale, ma tanto più territoriale fra gli Slavi dell'Europa centrale e dei Balcani, e la Russia; di conseguenza, egli cercò sempre di impedire, non solo con parole ma anche con azione concreta, il compiersi di una grande unità slava sotto l'egida russa; e di favorire, viceversa, l'indipendenza e l'unità di Stati danabiano-balcanici che avrebbero potuto costituirò una valida barriera contro il predominio muso nil'Europa centro-oriuniulc. Va precisato ancora come questo costituì mio degli indirizzi fondamentali di politica estera di Cavour, suggerito da considerazioni ispirate ad una visione più ampia e distaccata della realtà politica internazionale, prescindendo dai circoscritti interessi nazionali, anche se talvolta non mancò una coincidenza e sovrapposizione degli uni con gli altri, e di cui lo statista non mancò di trarre profitto ai fini interni. SuU*aiteggiametUo politico di Cavour verso la Russia dopo 1 conflitto di Crimea, si veda ancora A. TIMBORRA, Cavour e i Balcani cii pp. 50-67 e p. 249 e sgg.