Rassegna storica del Risorgimento
ITALIA RELAZIONI CON LA PERSIA 1861-1862; PERSIA RELAZIONI CON
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Valeria Fiorarli Piacentini
Grondi Potenze. Ricasoli, Rutta zzi ed in particolare Durando non furono insensibili a tutte queste prospettive e, con una visione sire ti amen te aderente alla realtà internazionale, se ne fecero scrupolosi interpreti ed esecutori. Il trattato di amicizia e di commercio fra Italia e Persia del 24*29 settembre 1862, firmato a Teberan, ne è una testimonianza inequivocabile.
A conclusione di questa breve premessa,, è interessante sottolineare solo un ultimo punto: i rapporti diplomatici del Piemonte con i paesi di tutto l'Oriente danubiano-baleanicn sono già di per sé veramente sorprendenti; infatti, studiandoli da vicino, non si può fare a meno di constatare come la genialità di Cavour sia riuscita ad impostare tali rapporti con una visione politica da vera grande potenza, e non da piccolissimo Stato come era allora quello sardo. Le relazioni ed i trattali con la Persia, con un paese così estraneo alla mentalità dell'epoca, così lontano non solo in linea d'aria, ma anche per storia, civiltà, tradizioni ed interessi, costituiscono un'ulteriore riprova della lungimiranza di questo statista. Essi contribuiscono indubbiamente a completare il quadro politico di questo piccolo Regno che scuotendosi con ammirevole orgoglio da un secolare torpore, volle, cercò, e più di una volta seppe anche imporsi sulla scena politica internazionale come soggetto di un'azione auto* noma, e non più solo come una pedina, oggetto degli interessi altrui, da muoversi esclusivamente a seconda delle altrui convenienze.
2. Il motivo occasionale dei primi contatti con rappresentanti del Governo di Persia fu costituito da un'infezione nelle sementi dei bachi da seta, sviluppatasi nei Regi Stati, in Lombardia, in Francia ed altrove, che ne scemò in ogni provincia grandemente il prodotto , ed in talune località lo distrusse totalmente; una volta tolta la piena fiducia nelle sementi dei paesi nazionali, o dei paesi limitrofi, ne derivava pertanto l'urgente necessità di ricercarne di nuove in paesi lontani. Queste notizie scrìveva il Salmour al-l'aw. Capello, reggente il Consolato sardo a Costantinopoli, il 21 luglio 1856, esprimendo contemporaneamente la viva preoccupazione anche della Camera di Commercio di Torino per la grave situazione verificatasi. Persone all'uopo appositamente incaricale sarebbero giunte quanto prima in Levante; per costoro si sollecitava ogni possibile assistenza. Precise istruzioni venivano quindi impartite circa l'invio di un secondo rapporto riservato sulla possibilità di ottenere costì [e cioè a Costantinopoli], a Brussa, a Trebisonda e altrove considerabili quantità di sementi *>, e contenente anche cenni sul prezzo corrente delle sementi in commercio . )
dell'obbedire con il massimo zelo alle istruzioni ricevute, Capello effettuò sondaggi in merito anche presso il ministro di Persia a Costantinopoli, Mlrzà Hosein Khan; questi, benché nel suo paese l'esportazione delle sementi fosse vietata, si dimostrò tuttavia vivamente interessato alla proposta del Console sardo, e lasciò capire che un'intesa ancor più approfondita con il Piemonte non solo era possibile, ma sarebbe stata molto gradita al suo Governo.
*) Ruggero filminone, conte di Snhnonr, Segretario generalo agli Esteri. Salmour a Capello (Costantinopoli!, 21 loglio 1856, in ASMAE, Registro copialettere dei dispacci dal Ministero degli Esteri al Consolato in Costantinopoli. Basta 526, disp. n. 22. V. App., dee. I, p. 626.