Rassegna storica del Risorgimento

ITALIA RELAZIONI CON LA PERSIA 1861-1862; PERSIA RELAZIONI CON
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Italia e Persia 1852-1862
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infine, lo scarso volume dei rapporti commerciali con queste terre remote ave­vano ampiamente svuotato il Trattato del suo contenuto principale. Anche per le sementi dei bachi da seta* il fatto che il Piemonte avesse nel frattempo trovato modo di importarne da altre fonti,1) superando così il momento più critico per le sue industrie seriche, aveva reso meno urgente il ricorso alla produzione persiana. Gli stessi argomenti valgono per la Persia; anche per questo paese l'interesse ad avere scambi commerciali con il regno di Sardegna era molto limitato. L'esportazione delle sementi era vietata; pertanto, se il Piemonte avesse insistito nella richiesta di importarne (in pratica anche l'unico vero inte­resse commerciale piemontese nei confronti dell'Impero persiano), ciò avrebbe creato non pochi imbarazzi diplomatici. A ciò si aggiuni la difficoltà ed il costo dei trasporti, ed il fatto che fra Persia ed Europa non esistevano ancora collegamenti telegrafici* il che rendeva le comunicazioni lentissime e spesso inesatte. Anche nelle città sarde non fu aperto alcun consolato persiano, poiché a Teheran si ritenne che i propri rappresentanti a Parigi ed a Costantinopoli fossero sufficienti a tutelare quei pochi interessi persiani nei confronti del regno di Sardegna ed a mantenere i contatti con questo Stato.
3. Abbiamo visto come il Trattato del 26 aprile 1857, ben presto risul-tasse svuotato di ogni contenuto pratico dal punto di vista commerciale e conso­lare, i motivi politici che lo avevano ispirato, invece, rimasero sempre validi. Di conseguenza, dopo breve tempo, e cioè soltanto alla fine del 1860, sulla ribalta politica Barda tornò ad affacciarsi l'idea di inviare in Persia una missione straordinaria. Questa volta il progetto non fu fine a se stesso, bensì dettato essenzialmente da considerazioni di opportunità politica internazionale, in stretta connessione con l'attività che il regno di Sardegna veniva svolgendo nell'oriente danubiano-balcanico.
Si è già accennato nella premessa agli orientamenti generali della politica sarda in merito. È noto come dal 1858-1859 in avanti, proprio per la necessità di alleggerire il fronte italiano dalla pressione austriaca, Cavour avesse dato il via ad un'intesa attività nell'Europa centrale, attratto dai propositi insurrezio­nali, in particolare da quelli magiari, in questo settore. L'azione del Piemonte, dentro e fuori il concerto orientale, spesso si frammischiò con. l'azione rivolu­zionaria, a volte in contrasto a volle anche in combinazione con questa, ma sempre fino al limite dell'imbrigliamento delle rivoluzioni nell'azione diplo­matica e militare dello Stato sardo. Inoltre, non bisogna trascurare un altro elemento essenziale: il Piemonte, agendo in veste di membro del concerto orientale, naturalmente fu indotto a considerare gli sviluppi nazionali danubiano-balcanici, ove la diplomazia piemontese poteva avere influenza proprio in virtù della sua compartecipazione al concerto orientale* in funzione complementare e subordinata agli sviluppi della situazione italiana; d'altra parte, però, anch'esso, a sua volta, fu sempre fortemente condizionato dall'evoluzione della situazione internazionale e, soprattutto, dall'atteggiamento e dagli umori delle Grandi Potenze.
Fu in questo clima di semi-cospirazione insurrezionale, e dagli incontri e-
1) Canuti a Della Torre (Console generale sardo a Costantinopoli), 23 maggio 1860, ASMAE, Registro copialettere dei dispacci inviati dal Ministero degli Ester] al Consolato in Costantinopoli, busta n. 237, disp. n. 38.