Rassegna storica del Risorgimento

1821 ; 1848 ; UNGHERIA
anno <1919>   pagina <568>
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tf. Campanini
sto in terra, voi e insieme i Boemi e i Croati e quanti sono popoli ohe obbediscono all'Impero Austriaco, prega con grande ardore af­finchè i fratelli cessino di incrudelire contro i fratelli e desistano dalla guerra crudele.
Già la stessa Vienna sede e capitale dell'impero, quattro volte con felice sforzo risorta a libertà, distrutti i vestigi dell' antica ti­rannide, introdusse ordini nuovi, in modo ohe, se il vostro empio generale EadetsH non verrà dimesso dall'esercito, onde alla guerra sia sostituita la pace, l'Impero cadrà necessariamente nell' estrema ruina.
L'invitto esercito del magnanimo re di Sardegna Carlo Alberto già occupa tutta la Lombardia e la Venezia; Mantova, Verona, Le-gnago sono ormai gli unici baluardi della tirannia austriaca contro gl'Italiani. Peschiera già validissimamente assediata dai nostri can­noni, dei quali ogni giorno udite i boati, non potrà resistere più a lungo.
Quanti, dei vostri, o prigionieri o feriti, vengono condotti nei nostri accampamenti, e quanti, abbandonate le armi, si ri­fugiarono presso di noi, tutti, non altrimenti che fratelli, rice­vono con ogni cura nutrimento e sollievo e sono restituiti alla vostra patria.
Da tutte le regioni d'Italia nuove coorti di soldati accorrono continuamente in Lombardia, e già a cento mila e più ascendono i nostri soldati; molte altre legioni son pronte e tra breve si ag­giungeranno alle altre. In oltre due flotte, la Napoletana e la Sarda, occupano il mare Adriatico e il golfo di Venezia.
Al contrario pochi soldati vi vengono mandati in aiuto ; anzi da una recente relazione del vostro generale, caduta nelle no­stre mani, si è conosciuto che il vostro esercito ha perduto dal principio della guerra oltre a sedici mila soldati.
Perchè dunque continuate a resistere? Porse vi piace di vedere il dolore della città languente di fame, gli stenti, lo squallore, e di udire i gemiti e le maledizioni quotidiane contro di voi?
Lungi sia questo dagli illustri Magiari, lungi dai valorosi e ge­nerosi fìgli dell'Ungheria. Voi eertamente, non volendolo Dio e gli uomini, non volendolo Pio Nono, non finalmente la Patria vostra, voi certamente ricuserete di protrarre più a lungo questa guerra in­giusta e più che civile. Aprite una volta le porte della città che è nostra; e, congiunti a noi in santa concordia, favorite la comune libertà di tutti. Voi fra fé'lietissime acclamazioni di Viva V Ungheria,