Rassegna storica del Risorgimento
1821 ; 1848 ; UNGHERIA
anno
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1919
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pagina
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570
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JV. Campanini
Lo propugnò" il generale Carlo Zuoohi, nelle Memorie della sua vita tesoreggiandoci ricordi della lunga prigionia, durata nella fortezza di Munckaes; lo sostennero nel parlamentò subalpino il Brof-ferio e il Valerio, contrastati dal solo Conte di Cavour, che nella insurrezione contro l'Austria aveva intuita una lotta di razze, dove essi non avevano veduta che una guerra di libertà. Egli aveva osservato, e lo disse alla Camera dei Deputati, che i magiari, nobili e generosi quando si trattava di difendere i diritti della loro nazionalità contro la potenza imperiale, si erano mostrati sempre orgogliosi e tirannici oppressori verso la razza slava sparsa nelle Provincie del loro stato. Da ciò la diffidenza e i dubbi sulla sincerità dei propositi dell'Ungheria, che non celò neppure allo stesso grande agitatore della rivoluzione magiara. Tuttavia, benché quella diffidenza non fosse divisa ne i dubbi fossero accolti da nessuno e contenevano i germi della storia futura, questa letteratura dei proolami latini tacque per sempre.
Sopravvisse l'illusione che li aveva creati; e l'accolse Giuseppe Mazzini, nel febbraio del 1853, durante l'inconsulto moto lombardo sollevato da lui. Quando riparò da Milano a Chiasso per assicurarsi più pronta libertà d'azione, e aveva seco il generale ungherese Giorgio Klapka, sperando di indurre le soldatesche magiare a disertare, diresse loro un proclama*scritto da Kossuth. Ma anche quell'invito restò senza frutto, come di li a poco riuscirono vane le speranze di sommuovere l'Ungheria a una insurrezione favorevole alla rivoluzione italiana, quale la nutrì poi alla fiducia di Garibaldi e dello stesso Vittorio Emanuele la prodezza dei cavalieri ungheresi, accorsi a combattere le nostre battaglie. L'Ungheria non era più quella di Luigi Kossuth; era la nazione che si preparava alla Monarchia dualistica, dove egli non poteva più vivere e nella quale non volle morire. Allora soltanto, dissipata l'aureola dell'eroismo cavalleresco, di cui l'avevano circonfusa la rivoluzione e l'epica resistenza del 1849, i politici nostri cominciarono ad accorgersi che gli ungheresi miravano non tanto a rivendicare il diritto alla loro libertà, quanto a ricostruire il regno di Santo Stefano, a imporre cioè il governo di Budapest, al posto di quello di Vienna, sui vari milioni di slavi e di romeni, ohe l'antico regno ungherese aveva soggiogati. E questo dominio:, ohe non avevano ottenuto colla rivolta del 1848, conseguirono nel 1867, quando l'Austria, scossa per l'esito delle guerre dèi tìi e del 1866 e per le perdite dei territori in Italia e della egemonia in Germania, nella tema di una possibile
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