Rassegna storica del Risorgimento

BANDIERA (FRATELLI)
anno <1919>   pagina <581>
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Naoi DOCUMENTI
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Dove Fernando regna. Regno di Dio non v'è.
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L'ab. Beniamino De Rose di Cosenza, che amava con la stessa gagliardia d'affetto Cristo e l'Italia, il 5 giugno del 1868, scriveva al Sindaco di Perugia: Io sono un libero cittadino, elio, correda-* to del carattere sacerdotale, nel 1844 confortai le anime bene- dette di quei martiri, e negli ultimi loro terribili momenti ci in- tesimo col sentimento e ci affezionammo col cuore, I fratelli Bandiera mi lasciaron qualche prezioso dono di loro ricordo, be- nedissi tutti col bacio fraterno e gli accompagnai al supplizio. Nel 1848 quando il fedifrago Borbone condì le effimere istitu­ii zioni liberali, fai uno dei primi a disseppellire le ossa e ricom- porle in avello più onorato. Restaurato il feroce dispotismo del peggiore tiranno che fu, bisognò salvar le reliquie dal furioso intonto degli sgherri borbonici che volevano disperderle, e furo- no nascoste accuratamente in una incognita tomba. Nel 1860, all'arrivo dell'invitto eroe Garibaldi, furono di nuovo esumate le ceneri e rimesse in degno mausoleo. Nel 1867 ebbi l'alto onore, per invito del Sindaco di Venezia e per nomina ministeriale., di accompagnare il sacro convoglio delle ossa di Attilio aitj Emilio Bandiera e Domenico Moro alla città delle Lagune .
Il materno esempio di Venezia fu seguito da Perugia, la quale nel 1868 rivolle le ceneri di Domenico Lupatelli fu imitato da Prosinone, da Lugo, da Bagnacavallo e da Licciana, ohe nel 1910 amorosamente trasportarono in patria quelle di Nicola Rìcciotti, di