Rassegna storica del Risorgimento

LANDRIEUX GIOVANNI ; NAPOLEONE I
anno <1914>   pagina <491>
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Il generale Bona/parte ecc. 491
sebbene fosse stato sconfitto, costituiva sempre un organismo saldo, che era pericoloso attaccare nel cuore del paese, come lo dimo­strava la protratta resistenza di Oeva. L'esercito francese, che man* ava di artiglierie specialmente grosse, e che era molto male ser­vito dalla cavalleria, non avrebbe avuto modo di vincere rapida­mente la resistenza dell'esercito sardo : tanto più se in suo aiuto fosse accorso, come era il debito suo, l'esercito austriaco, il quale se ne stava pisi indifferetìie spettatore ad Acqui.1 Ma Beaulieu poteva, da un momento all'altro scuotere il suo lungo torpore e riprendere l'offensiva. La più. elementare prudenza, quindi, consi­gliavi- il gen. Bonapairtfc di procedere con molta cautela, di tener bene d'occhio i due avversari e di valersi di tutte? le armi per Uffèeptre il Se di Sardegna. Avanza, difattà, metoàeamentje contro l'esercito sardo, che Vuole mettere fuori di combattimento, tiene ben d'occhio Beaulieu, e fomenta il moto rivoluzionario d'Alba, più. che altro peT far paura alla Corte 'di Torino e ai cortigiani. Beaulieu ha un mòmènfiò di resipiscenza, ma estemporaneo ed e.f-. fimero. La Corte di Torme. gj JSfeaventi édeende a patti. TI 28 aprile, colla stipulazione dell'armistizio di Cherasco, Bonaparte raccoglieva il frutto della sua strategia non meno.che della sua abilità politica.
Messo fuori di combattimento il Piemonte, l'Austria- restava sola. Per averne ragione bisognava occupare Milano e Mantova; prima Milano, per l'effetto morale cha la sua occupazione avrebbe prodotto nella immaginazione popolare, e perchè Milana era il principale focolare delle idee nuove in Italia.
Ma anche dopo tutte le vittorie riportate, V impresa non era
1 1 iVaueCBi' jettosÌ <fi artsjlerio, tnasBhue grosse, difettosi di cavai - lèria non potevano no espugnar Io. piazze ferivi, nò tener la campagna aperta. Oltre a ciò stavano loro ai tìaasoMv-a-Steste* lfeSheMtJÉÉW* jfèndeva validamente, a einietra Cuneo copioso di difensori forti e prowe duti di ogni cosa. La metropoli stessa di Torino era muniltóflaima. ter- òitìr freazionf? vecchie e nuove. Né l'esercitò piemontese era talentino potesse dar cagionai! idieperare dell difesa eli tanti luoghi forti: la cavalleria si regia ohe imperiale fioritissima, intera-, abile ad impedire in pianura qualunque fazione d'importanza ai repubblicani. J**eseroito uè disperso né distrutto ap- presentava ancora stabile fondamento a ohi avesse voluto usarlo risoluta-mento.JL I soldati etano non óhéltodell, fedelissimi, Il valore sperimentato negli ultimi fiati . BOTTA, W). VX; [; lmj>., XXIX, p. 1,