Rassegna storica del Risorgimento

SOCIET? SOLFERINO E SAN MARTINO
anno <1970>   pagina <177>
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Vita dell'Istituto
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Nato a Molletta, cioè conterraneo li Salvemini e di Carabellese, era stato disce­polo a Firenze di Pasquale Villuri, che era agli ultimi anni del suo luminoso insegna­mento. Si educo e formò a quella scuola, e cominciò a scrivere monografie storielle sin da allora, sui banchi dell'Università, onde, morto vecchissimo, non si contano i suoi volumi: una vera biblioteca.
Qualcuno lo chiamò il Pitré della Puglia per i suoi studi sui dialetti e le antiche usanze e costumanze del popolo pugliese, sui suoi mercati, le sue fiere, i suoi riti, la sua poesia popolare, i suoi motteggi, indovinelli e proverbi, che in effetti ricordano l'esem­pio tanto ammirato, del palermitano senatore Pitré. Ma questo non è che uno degli aspetti, uno dei lati della sua attività varia, multiforme, instancabile.
Fu, con Giovanni Colclla, uno dei fondatori, nei primi anni di questo secolo, della Università Popolare barese, che divenne una delle meglio organizzate d'Italia, e del Museo Storico; e fu fra i promotori della degnissima Mostra con cui Bari celebrò nel 1913 il centenario del Borgo nuovo. Tea le prime e più apprezzate sue opere c'è da citare, appunto, quella pubblicala, in quello stesso anno, dalla Società di Storia Patria, sul grande secolo barese 1813-1913, in cui la città ebbe tanto empito di vita nuova.
Ma già, stando a Lecce, ne aveva pubblicata un'altra, del pari densa di notizie ot­timamente documentate (per conto dell'Istituto per la Storia del Risorgimento) su < Gli avvenimenti del 1848 in Terra d'Otranto , e aveva meritato il plauso degli studiosi. Avuto un documento tra le mani, pareva ch'egli lo animasse e vivificasse con l'accurata analisi ch'egli faceva dei fatti cui si riferiva. Questo il suo metodo di lavoro, in cui perseverò lungo i decenni.
Non è possibile in questo che vuole solo essere un saluto alla sua memoria, scritto al primo annuncio della sua fine citare tutte le sue opere, anche perché, tra volumi, opuscoli, relazioni, saggi ecc. esse sono numerosissime. E ciò senza parlare degli articoli scritti nella Rassegna Pugliese del Beltramì, nell'* Humanitas di P. D. Pesce, nella rivista Japigia, nell' Archivio Storico Pugliese, nel vecchio e Corriere delle Puglie , nella nostra Gazzetta , in altri quotidiani di Roma e Na­poli. Solo ricorderemo i titoli dei suoi studi più noti: Dante e la Puglia, La rivolu­zione del 1799, La nasata dello. Carboneria, la Storia di Cerignola, Il brigantaggio me­ridionale. L'industria della pesca in Puglia, La condotta di Venezia durante assedio d'Otranto, L'artigianato pugliese, le pagine su Gaetano Salvemini, il volume sulla Puglia nella prima guerra mondiale e la recentissima monografia sul Generale Beliamo.
Adesso stava per pubblicare il suo ultimo volume, crediamo il settimo, della Storia di Puglia: un'opera di grossa mole che è entrata in tutte le biblioteche. Gli era stato fatto l'appunto che questa storia difettasse di senso critico ed esponesse i fatti schematicamente, senza penetrarli a fondo e senza discuterli. Ma egli rispondeva sorri­dendo che si poteva dire tutto ciò che si voleva, ma che a lui bastava, in qualsiasi caso, preparare la messe per gli studiosi del domani. Ed era senza dubbio messe ab­bondantissima, dovuta al suo intuito e alla sua costanza.
Professore di storia nell'Istituto Tecnico di Bari, ove era succeduto nell'insegna­mento a un dotto ecclesiastico quale Andrea Gabrieli, e libero docente presso la nostra Università, era amato e venerato da centinaia, anzi da migliaia di giovani, che erano stati suoi alunni e che anni addietro gli si raccolsero intorno, nella maggiore aula del Municipio, e gli tributarono particolari e significative onoranze.
Costretto alla fine a lasciare Bari per trasferirai a Roma vicino ai suoi figli, fre­quentava assiduamente, nella Capitale, musei, biblioteche, sale di conferenze, perché la sua vita spirituale era sempre intensa. Ma tornava fra noi come un assetato torna alla fonte ristoratrice. Aveva bisogno, bisogno fisiologico, del sole e del mare deUa sua Puglia e si può esser certi, senza fare della retorica, che l'ultimo pensiero di questo vegliardo, spentosi a Roma due giorni fa, sia stato rivolto con infinito amore alla terra che, attraverso settant'anui di inesausto lavoro, aveva cosi nobilmente contribuito ad illustrare,
PKUCKZIO
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