Rassegna storica del Risorgimento

SOCIET? SOLFERINO E SAN MARTINO
anno <1970>   pagina <184>
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Vita dell'Istituto
il custode dell'ordine costituito ma anche Io strumento, attraverso il quale aveva modo di farsi sentire a livello locale, l'intervento equilibratore della autorità centrale. Mu, sia. sotto i I primo profilo, sia per il secondo, è evidente la matrice dell'ordinamento ani-ministrai ivo francese. L'Italia liberale dopo il 1860 seppe prontamente liberarsi da certi istituti introdotti dalla legislazione napoleonica che non si adattavano al nostro paese, ma conservo l'istituto prefettizio che aveva fornito certe strutture di base che nell'interpretazione di una classe dirigente equilibrata dopo il filtro di una sofferta applicazione pratica - fornirono un aiuto possente al perseguimento delle finalità innovatrici che lo Stato sì proponeva.
Serafino Maggi ha quindi trattato della coscrizione che venne resa obbligatoria per la prima volta nella età napoleonica e che fu fieramente avversata dalla popola­zione. Secondo le leggi, i vari maires dovevano, dalla lista dei giovani giunti al venie* simo anno di età, estrarre tanti nomi quanto era il numero richiesto dalle autorità francesi. Erano contemplate esenzioni e cambi, ma anche pene, quali ammende e ar­resto per i renitenti. Alla prima coscrizione pochi piacentini aderirono e questo porto ad un irrigidimento delle autorità francesi, che trattarono con asprezza i militari pia* contini e presero misure contro le loro famiglie. Nonostante i provvedimenti presi dalle autorità, le leggi rimasero quasi sempre lettera morta. Il Maggi ha trattato ancora della Guardia urbana e dei suoi compiti e dei piacentini che combatterono sotto le bandiere napoleoniche, molti dei quali si distinsero sui campi di battaglia italiani ed europei.
Tra le caratteristiche dell'età napoleonica in Italia e quindi anche in Pia­cenza e in Parma si presentò dal 1805, in occasione del famoso viaggio per la coro­nazione regia in Milano, la costituzione della Guardia d'onore. Ne he parlato il prof. Emilio Nasali Rocca, il quale ne ba seguito le vicende fino al crollo dell'Impero nel 1814. Vicende non particolarmente significative in quanto si trattava di un servizio locale, onorario, ma che nascondeva l'intenzione di legare al Governo gli elementi giovani delle categorie della società più elevata al Ime di fonderla con le istituzioni create dal nuovo dominatore. Una politica che riuscì, almeno in buona parte, inte­grando la partecipazione alle cariche pubbliche locali municipali. L'altra direttiva era quella di far partecipare alle guerre europee elementi italiani. Ma in questo senso, nonostante le sollecitazioni che si rinnovarono e si intensificarono per l'arruolamento nelle Guardie negli ultimi anni della dominazione napoleonica, verso il 1811*1813, l'ap­pello data la difficile situazione militare cadde quasi nel vuoto. La Guardia di Piacenza, composta di una quarantina di individui, ben montali e ben equipaggiati, ÌI piedi e a cavallo, era comandata dal conte Lodovico Marazzani, ed era composta di giovani appartenenti quasi tutti a famiglie della nobiltà. Ciò dimostra, a giudizio del relatore, che le varie classi, anche quella di antica origine e che avevano pur veduto rovesciati dalla Rivoluzione i loro particolari privilegi, si andarono adeguando a ve­dute più larghe. La tradizione della Guardia d'onore continuò anche con la Restaura* rione sotto il Governo della Duchessa Maria Luigia dal 1816 e poi con i Borbone fino al 1859.
Il maestro Ettore Corrà ha trattato dell'ordinamento scolastico della città e del contado all'epoca francese, Per le scuole secondarie e primarie si dovette aspettare al 1806 ed oltre. L'apertura della prima scuola comunale della città avvenne il 26 dicem­bre 1806 sotto la direzione dell'abate Gian Paolo Maggi con vari maestri fra cui Giuseppe Taverna che, nel 1811, passò alla Direzione delle scuole primarie della città. La documentazione del maestro Carrà dà notizia delle materia studiate, del titolo dei libri di testo, del numero delle scuole e anche della loro ubicazione.
Il prof. Don Luigi Mezzadri, ha illustrato le vicende del Collegio Alberoni, ette all'epoca dell'occupazione francese, era in uno stato di compressione e di sospetto. Durante il primo anno di occupazione, lo difficoltà più immediate furono di natura finanziaria, i rapporti con gli occupanti furono piuttosto buoni in quanto i francesi avevano inaugurino una politica religiosa prudente; por questo con relativa facilità, fu sventato un tentativo di chiudere il Collegio che invitò il generale Mossene ad una