Rassegna storica del Risorgimento

CAMBRAY DIGNY LUIGI GUGLIELMO; CONSORTERIA; ITALIA POLITICA FIN
anno <1970>   pagina <205>
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L. G. de Cambray Digny 1865-1869 205
imposta che colpiva soprattutto i poveri. Si era così cercato di attuare un poco di giustizia distributiva colpendo anche le classi a reddito superiore. A questo principio, come in passato, si mostrava ostile il Bastogi, che, sia pure con un certo ritardo, viene a stimolare l'amico affinché impedisca qualsiasi cosa che getti un'ombra opaca sull'onestà del governo italiano. E quest'ombra si distenderebbe fitta sul nostro credito quando si venissero a sottoporre i portatori esteri di Rendita italiana alla tassa di ricchezza mobile -; si era mostrata ostile la finanza straniera che, con un mag­giore tempismo, fin dai primi di marzo, allorché se ne era cominciato a discutere, aveva fatto giungere la sua disapprovazione al conte Digny, tra­mite il ministro di Francia in Italia, barone Malaret, il quale aveva espresso a Menabrea la convinzione, nutrita nella capitale francese, che ove un simile partito fosse accettato, delle gravi difficoltà potrebbero sorgere per l'ammissione dei nostri fondi pubblici nei listini ufficiali della borsa di Parigi. Le disposizioni amministrative che regolano questa ammissione soggiunse il barone di Malaret potrebbero forse motivare la esclusione della rendita italiana qualora per effetto di ritenute od altrimenti, questa dovesse subire qualsiasi riduzione .2) Una prima avvisaglia di malcon­tento, si era registrata quasi subito alla borsa di Parigi,3) ove la rendita italiana minacciò di precipitare, e solo l'intervento di grandi capitalisti francesi, nel caso di Rothschild, permise l'arresto di tale tendenza. Anche la casa di rue Laffitte non aveva mancato di far conoscere la sua ostilità alla ritenuta, ma evidentemente, data la sua forte partecipazione agli in­vestimenti italiani, non poteva consentire di veder crollare questi titoli alla borsa di Parigi: <c Qui si preoccupano molto dell'imposta che volete mettere sulla rendita, il barone che ho veduto mi prega di dirvi che se quest'imposta colpisse i possessori stranieri, lui crede, che la chose potrebbe essere ricu­sata alla borsa di Parigi, quel che sarebbe très fàcheux H scriveva a Digny una sua lontana cugina, che teneva i contatti col barone a Parigi, e della quale il ministro non aveva esitato a servirsi, con la non troppo segreta speranza che ove non riuscivano le sue trattative finanziarie, si sa­rebbero fatte-valere le buone grazie della parente. Si trattava di ima cugina di Digny da parte dei Toloineì, ed aveva sposato un nipote di Napoleone III, il prìncipe Walcwskj del quale si malignava che fosse plus que neveu peut-étxe ; teneva uno dei salotti meglio frequentati di Parigi, di cui assiduo era l'ormai più che settantenne barone James, che trovava qui il miglior osservatorio verso la Casa imperiale, con cui non era mai stato
J) BJNLF., Carte Digny, P. Bastogi a Digny, Firenze, 8 giugno 1868. 2) B.N.F., Carte Digny, Manahrea a Digny, Kirome, 5 marzo 1868. 8) Cfr. Journal de Dibau, 18 morso 1868. *) B.N.F., Carte Digny, M, Walewska a Digny, Parigi, 24 aprile 1868.