Rassegna storica del Risorgimento
CAMBRAY DIGNY LUIGI GUGLIELMO; CONSORTERIA; ITALIA POLITICA FIN
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1970
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Romano Paolo Coppini
se da una parte aumentò la sfiducia nelle possibilità di sanare la situazione italiana, dall'altra fu indirettamente di gran benefìcio alla finanza: infatti, nota G. Luzzatto.x) pose Io Stato italiano di fronte alla necessità di provvedere coi propri mezzi a lutto o quasi a tutto il suo fabbisogno . È opportuno tuttavia notare che, se tali necessità impegnarono altri gruppi a volgere i propri sforzi in direzioni più utili all'economia del paese, non distolsero affatto il gruppo toscano dalle proprie anguste concezioni circa il modo di affrontare i problemi, via via sorgenti: le loro soluzioni furono più spesso dettate dalla considerazione dei propri interessi settoriali, che non da una organica visione dei provvedimenti più utili all'economia pubblica. In tale situazione si rafforzò il gruppo di potere consorte, tanto che potè permettersi di porre una pesante ipoteca su alcune decisioni ed in certi delicati momenti della vita politica italiana, quali la discussione sull'esercizio ferroviario, o la crisi della Destra, in cui giocò il ruolo determinante di uno dei più forti gruppi di pressione.
Il capitalismo toscano, nei suoi massimi esponenti, resse infatti alla prova della crisi degli anni '73-'74 ed a quella del Comune di Firenze, poiché forse meglio di ogni altro gruppo si trovò preparato di fronte alla espansione del primo periodo degli anni "70. in cui vide maturare completamente i frutti che anche la gestione Digny aveva contribuito a seminare. Comunque anche in questo momento, in cui tutte le energie e tutti i capitali sembrarono orientarsi verso il nascente mondo della produzione, i toscani lasciarono che le tendenze, derivanti dalla loro comune origine agraria, continuassero ad influenzare le scelte e le prospettive in funzione delle quali si mossero nel mondo dell'economia. Gli investimenti sicuri, con un interesse fìsso, come i titoli di Stato o quelli delle imprese ferroviarie, forti di garanzie e sovvenzioni governative, indubbiamente furono sempre preferiti dalla classe dirigente toscana, ad altri che presentassero quei rischi, connaturati alla gestione di ogni impresa. L'aver costantemente privilegiato tali settori contribuì certamente al ristagno dell'economia toscana, e della provincia di Firenze in particolare, mentre in altre regioni si determinò un deciso sforzo di ammodernamento delle vecchie strutture; nella valutazione di tali preferenze toscane, non sono però da trascurare altre ragioni, fra cui non ultima, l'avversione di una classe di agrari di fronte ad ogni processo di industrializzazione, quale naturale premessa di possìbili sconvolgimenti sociali.
Ma i tentativi fatti in questo periodo, per affrancare la finamn italiana dalla straniera, sebbene portassero l'inconfondibile marchio consorte, posero indubbiamente basi più solide, da cui potè prendere le mosse lo
X) GINO LUZZATTO, L'economia iiattana dal 1861 al 1894, Torino, 1968, eh*. particolare p. 72.