Rassegna storica del Risorgimento
CAMBRAY DIGNY LUIGI GUGLIELMO; CONSORTERIA; ITALIA POLITICA FIN
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1970
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220 Ramano Paolo Co p pini
È invalsa la opinione che Rothsrhild faccia di noi quello che gli inglesi fecero un tempo del Portogallo; il vedere ora le altre case di Inghilterra e d'Olanda associate (se non fatte solidarie) al nostro avvenire non avrebbe sopito tolte le rimostranze e conferito immensamente al nostro credito?
Lascio all'alto senno delTE.V. il considerarlo.
Le opinioni intanto che molti giornali inglesi emettono su di noi sono tali che quando non venissero presto confutate finirebbero di farci perdere tutta la stima di una nazione che, col burrascoso avvenire che si prepara, potrà essere di grande aiuto all'Italia. Il direttore dell'ateneo ini scrive esortandomi a tornare a Londra dove potrei essere di qualche utilità al mio paese.
Al momento di aderire forse al gradito invito ho creduto mio debito di prevenire l'E.V. affinché essa vegga se la combinazione Hambro che, col discredito in cui siamo caduti, fu reputata a Londra un vero miracolo, sia proprio da abbandonare, e se non gioverà intendersi con alcuni dei direttori dei giornali inglesi per mutare l'indirizzo ostile che quelle effemeridi hanno preso contro di noi.
Rispetto al povero Libri, egli aspetta con l'ansia di un moribondo l'annunzio che sono crollate quelle barriere che lo dividono da questa Italia che egli ha pure tanto illustrata. Che potrò io dirgli se vado come spero?
II
Il ministro degli Affari Esteri al ministro del Re a Parigi.
Signor Ministro Firenze, 5 marzo 1868
11 Barone di Malaret venne ieri a darmi comunicazione di un dispaccio ch'egli aveva ricevuto dal suo Governo, nel quale ragionando della proposta fatta dalla Commissione Parlamentare pella tassa del macinato, di riscuotere mediante ritenuta l'imposta di ricchezza mobile sui redditi provenienti dai titoli del debito pubblico, si dice che, ove un simile partito fosse accettato, delle gravi difficoltà potrebbero sorgere per l'ammissione dei nostri fondi pubblici nei listini ufficiali della borsa di Parigi. Le disposizioni amministrative che regolano questa ammissione, soggiunse il barone di Malaret, potrebbero forse motivare la esclusione della rendita italiana qualora per effetto di ritenuta od altrimenti, questa dovesse subire una qualsiasi riduzione.
Ho ringraziato il barone Malaret della comunicazione che mi faceva nella quale vedeva una prova dell'interesse sincero che il Governo imperiale metteva in tutto ciò che concerne la situazione del nostro paese. Gli feci osservare che la quistione di diritto, se cioè il governo italiano possa assoggettare la rendita del debito pubblico all'imposta di ricchezza mobile e questa percepire per mezzo di ritenuta, era stata esaminata dai giureconsulti più distinti, i quali si accordavano nel riconoscere un tale diritto al Governo, Non vi era dubbio che, al pari dell'Inghilterra, anche l'Italia potesse colpire con gli altri redditi anche quelli risultanti dai titoli del debito pubblico, mediante una imposto generale estesa sovra tutte le rendite che costituiscono la ricchezza mobile, e mediante il sistema delle ritenute esteso ugualmente a tutti i casi ai quali il medesimo è applicabile. Io non aveva quindi a discutere intorno a una quistione di diritto