Rassegna storica del Risorgimento
CAMBRAY DIGNY LUIGI GUGLIELMO; CONSORTERIA; ITALIA POLITICA FIN
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1970
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221
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L. G. de Cambray Digny 1865-1869 221
giù risolta, ma soltanto ad esaminare la proposta in discorso dal punto di vista dell'opportunità e della convenienza.
Postomi quindi esclusivamente sovra questo terreno, io dissi al Sig. Di Malaret che le disposizioni della Camera e quella dello spirito pubblico in Italia eransi ormai pronunziate in favore della proposta fatta dalla Commissione del Macinato. Il Ministero dovrà dunque optare fra due partiti, o di opporsi ad una proposta che, fondata in diritto, alterava U suffragio della maggioranza del paese, o di fare cosa poco gradita ai frequentatori della Borsa. Fra questi due parliti, soggiunsi io, noi non sapremo esilare a scegliere il secondo credendo con ciò di provvedere anzi nel miglior modo possibile all'interesse ben inteso dei possessori dei titoli della rendita italiana. Se il Ministero si appigliasse al partito di combattere una proposta che ha tutte le probabilità di essere accettata, noi andremmo incontro ad una crisi che riuscirebbe dannosa non solo alle finanze del Regno, ma anche ai detentori delle nostre carte pubbliche. Il Governo del Re non ha mancato di prendere in considerazione tutti i lati della questione e si è, come di ragione, molto preoccupato del modo col quale si potrebbe con* ciliare l'applicazione della tassa generale di ricchezza mobile coll'esenzione che si vorrebbe possibilmente conservare in favore degli stranieri possessori della rendita italiana. È probabile che il Ministero tenti di far accettare alla Camera un temperamento al riguardo, il qual temperamento consisterebbe in ciò che si eccettuerebbero dalla ritenuta le cedole staccate dalle rendite nominative spettanti agli stranieri.
Non sembra che questo temperamento che io indicavo come da doversi porre dal Governo alla Camera, soddisfacesse il Barone di Malaret, il quale mi obiettava che, se per andar esenti dall'imposta gli stranieri fossero costretti a convertire in titoli nominativi le rendite al portatore, la speculazione sovra i titoli stessi riuscirebbe oltremodo difficile e quasi impossibile.
Alla quale obiezione io risposi collo stabilire una assoluta distinzione fra gli interessi di coloro che hanno impiegato i loro capitali nell'acquisto di titoli del debito pubblico italiano per goderne tranquillamente la rendita, e gli interessi degli speculatori i quali fanno dei fondi pubblici un oggetto di continue transazioni. I primi non possono avere difficoltà a convertire i loro titoli al portatore in iscrizioni nominative le quali, oltre ad essere più sicure, sarebbero anche esenti dall'imposta; i secondi otterrebbero un compenso dall'imposta alla quale verrebbero assoggettati i loro titoli al portatore nell'aumento di valore che si produrrebbe nei titoli stessi. Questo rialzo della nostra rendita non pnò essere dubbioso se collo stabilire l'imposta del macinato, lo estendere a tutti i cespiti della ricchezza mobile l'imposta esistente e colle altre riforme già annunziate si potrà giungere ad un miglior assetto finanziario.
Noi non sapremmo vedere sopra qual calcolo si fonderebbero coloro i quali promuovendo all'estero atti ostili contro il nostro credito, ad altro non riuscirebbero che a provocare un ribasso considerevole in un valore del quale sono attualmente possessori e che è destinato invece ad avere un rialzo di non lieve importanza. E qui io conchiudeva queste mìe osservazioni col dire al Sig. Di Malaret che io lo pregava di riferire esattamente le cose che era venuto esponendogli perché era importante che ognuno in questi affari si formasse un concetto esatto sovra i suoi interessi.