Rassegna storica del Risorgimento

CLERO ROMA 1849; REPUBBLICA ROMANA 1849
anno <1970>   pagina <227>
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Il clero e la Repubblica romana 227
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Il primo degli imputati fu mone. Carlo Gazzola (menzionato anche dallo Spada) per l'attività svolta attraverso il suo giornale 11 Positivo, Il Tribunale rinviò il suo processo dal 25 febbraio al 18 marzo 1850. Fu condannato (è questa la sentenza più severa cui sopra si accennava) all'ergastolo, con la privazione di tutti i benefici ed onorificenze ecclesiastiche di cui godeva; fa rimesso all'In-quisizione il giudizio sul periodico // Positivo e si stabilì che venisse reso noto a mezzo stampa il decreto di condanna. Tutto quel che concerne questo prelato, prima e dopo la condanna, è noto. Rimarrebbero solo da consultare i docu­menti dell'Inquisizione per quel che riguarda II Positivo.
Il secondo nell'ordine è don Gaetano Savj Scarponi, condannato a sei mesi di reclusione in una Casa religiosa ed alla sospensione a divinis . Il delitto di lesa maestà fu ravvisato nella prestazione del ministero sacerdotale come cap­pellano militare. Era stato indotto ad accettare tale incarico quando i repubbli­cani lo avevano arrestato mentre si recava a Marino, nel sospetto che si volesse dirigere a Gaeta. Gran sparlatore del Papa e del governo pontificio lo definisce un altro documento. Prima che si celebrasse il processo era evaso dal carcere insieme con altri sacerdoti (non si sa quando) e con la complicità dei custodi laiei.;
Dopo la condanna, supplicherà Pio IX di accordargli il condono degli ultimi tre mesi di detenzione, ottenendolo. Egli si giustifica adducendo che ha fatto il cappellano mirando al bene spirituale dei soldati esposti al pericolo. D'altro canto anche la madre, vedova e con altri figli a carico, implora la stessa grazia, conferma l'attività del figlio come cappellano, ma si sforza di smentire l'accusa che abbia sparlato del papa.
Degno di rilievo un tratto di delicatezza: concessa la grazia ne fu subito informata la madre.
È poi, la volta di don Sante Ferrucci che, evaso come Savj Scarponi, do­vette scontare per questo un mese di reclusione in una Casa religiosa e fu sospeso a divinis .
Non si conoscono, però, i particolari del reato di lesa maestà. Si sa che la sua condotta non era stata irreprensibile (qualche furto e forse qualche infra* zione alla disciplina ecclesiastica), ma nulla della sua attività repubblicana.
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Don Massimiliano Staderini è un sacerdote che viene condannato, com­plessivamente, a due anni di reclusione, da scontarsi sempre in una Casa reli* gioga; i capi d'accusa per lui sono tre: lesa maestà (un anno di pena), truffa (sei mesi) e oltraggio al pudore (altri sei mesi).
Il suo operato in politica è stato quello di Cappellano Militare, prima con le truppe pontificie inviate nel Veneto nel 1848 e poi con quelle repubbli cane a Roma nell'anno seguente. Altri documenti ci rivelano che egli fuggì dal carcere, ma alcuni dati cronologici risultano poco chiari: 25 febbraio 1850: processo e condanna a due anni; 17 giugno 1850: riduzione della pena a sei mesi; 11 settembre 1850: il Ministero dell'Interno informa il Vicariato che lo Staderini ha scontato la pena fino al 15 settembre 1850 [sic] ; 25 ottobre 1850: la Polizia informa il Vicariato che lo Staderini è fuggito dal carcere nella notte del 15 settembre 1849 e chiede se il Tribunale ne ha ordinato la scarcerazione.
Di più non si può aggiungere per mancanza di altre fonti.