Rassegna storica del Risorgimento

CLERO ROMA 1849; REPUBBLICA ROMANA 1849
anno <1970>   pagina <230>
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Edoardo Laureano
Egli ricorda le sue benemerenze verso uomini eminenti della gerarchia ecclesiastica da lai messi in salvo dalla furia anticlericale (dice di aver salvato tre cardinali, il cardinal vicario ed il segretario di questi). Cita poi persone degne di fede che possono testimoniare a suo favore per scagio­narlo dalle false accuse di repubblicanesimo.
Aggiunge di essere stato cappellano dei carabinieri e segretario del generale Giuseppe Galletti, ma dichiara di non aver mai celebrato messa, né con­fessato, né catechizzato alcuno dei carabinieri. Di fronte a queste asserzioni sorge il dubbio se la sua assoluzione piena non debba essere accettata con riserva: avrà parlato compromettendo qualcuno? o sarà stato un reo confesso che ha accusato altri a condizione di essere assolto?
Sarebbe molto interessante trovare un seguito illuminante.
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È poi la volta di tre sacerdoti contumaci: Paolino Selmi, Luigi Madda­lena e Raimondo Massei. Per tutti il Tribunale ordina che venga rinnovato l'or­dine di cattura, ma non indica i reati di cui sarebbero colpevoli.
Si conoscono solo gli indizi del loro atteggiamento favorevole alla Repub­blica. Il Selmi avrebbe rivelato ad esponenti del governo repubblicano il luogo dove erano stati occultati i preziosi di S. Maria in Trastevere. Come i privati così gli ecclesiastici, infatti, avevano preso misure precauzionali per non essere danneggiati dalla consegna al governo di ori ed argenti che occorrevano per risanare l'erario. Gli altri due, Maddalena e Massei, erano stati segnalati in modo generico come sospetti di repubblicanesimo.
Anche qui il rinvenimento di nuovi documenti gioverebbe molto a chia­rire l'effettiva loro attività.
Si ejrede opportuno aggiungere che non si conosce neanche se l'ordine di cattura rinnovato ebbe esito positivo.
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Termina cosi la rassegna dei quindici ecclesiastici processati il 22 marzo 1850. Resta da aggiungere che un processo a parte fu celebrato contro don Antonio Giovannetti il 24 aprile dello stesso anno. Questi, di cui parla anche lo Spada in maniera generica, venne condannato a cinque anni di reclusione nel carcere di Cornelo (oggi Tarquinia), alla sospensione a divinis ed all'esìlio da tutto lo Stato Pontificio.
Il Giovannetti era stato cappellano delle truppe pontificie prima e da quelle della Repubblica poi. Carattere estremamente attivo, aveva collaborato con entu­siasmo a molte manifestazioni repubblicane, era Btato prodigo nel pubblicare suoi scritti vari Inneggianti alla grande novità politica tentando dì conciliare la sua devozione al pontefice con la sviscerata simpatia per la Repubblica.
Di tutto il suo operato conviene ricordare tre momenti.
Il 5 febbraio 1H40 s'inaugurava l'Assemblea Costituente: a darle il crisma religioso si prestava il Giovannetti celebrando nello chiesa dell'Ara Coeìi la S* Messa ed intonando il Veni Creator per implorare da Dio lumi ai rap­presentanti del popolo. In ossequio all'ordine del cardinal vicario i frati della chiesa avevano declinato l'invito.