Rassegna storica del Risorgimento

GARIBALDINI; VITERBO STORIA 1867
anno <1970>   pagina <241>
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GARIBALDINI E RESTAURAZIONE PONTIFICIA NEL 1867 A VITERBO
Nel 1867, Tanno di Monterotondo e Mentana, anche la provincia di Vi* terbo fu teatro di infiltrazioni e di un'effimera conquista garibaldina. Già fin dai primi mesi le autorità e le truppe pontificie vigilanti al confine settentrio­nale dello Stato stavan sull'avviso, raccogliendo tutte le possibili informazioni sulle mosse dei volontari.
Uno dei più solerti funzionari papali era il governatore di Acquapendente Pietro Marcelli, che spingeva i suoi informatori in Toscana, teneva segrete rela­zioni con elementi dell'esercito italiano avversi ai garibaldini ed inviava fre­quenti rapporti sia a Viterbo che a Roma.*)
Per il comune timore della rivoluzione e per la preoccupazione italiana di complicazioni diplomatiche con la Francia, si stabilì in quel tempo tra auto­rità regie e pontificie una certa guardinga collaborazione, in cui qualcuno dalla parte papale della barricata confidava mentre altri diffidava: era tra gli ottimisti il governatore di Orte Paolo Corazza, che con paradossale e consapevole esage­razione vedeva nel governo di Firenze la migliore polizia a sostegno del pò-fere temporale,2) laddove lo zelante Marcelli, pur curando i rapporti con gli ufficiali regi, ravvisava nelle libertà statutarie del vicino regno il suo inevita­bile fattore di debolezza nel reprimere i movimenti patriottici di sinistra 3) e pre­vedeva la possibilità di mutamenti al vertice con la formazione di un gabinetto orientato più a sinistra, tale da incoraggiare i garibaldini.4)
1) Per questo studio come per il precedente (Un triennio del Risorgimento viterbese (1847-1849) nelle carte della polizia pontificia, in Rassegna storica del Ri­sorgimento, a. LV (1968), pp. 439-460) mi sono documentato soprattutto presso l'Ar­chivio di Stato di "Viterbo, consultando i folti incartamenti della polizia pontificia, I rapporti del Marcelli sono raccolti nella busta 213: segnalo in particolare la lettera al delegato apostolico di Viterbo protocollata col numero 167 del 14 febbraio 1867 e le altre al medesimo n. 250 del 3 marzo, n. 251 del 4 marzo, n. 252 del 5 marzo, ri. 271 del 10 marzo e quella senza numero di protocollo del 17 marzo. Sono ivi con­servate anche le copie dei messaggi inviati al Marcelli dalle autorità prefettizie italiane.
2) Governo di Orte al delegato apostolico di Viterbo, n. 201 del 23 marzo 1867, busta 213.
8) Ordini e sopraordini si diramano alle truppe e in tutti si ripete che una sommossa rivoluzionaria sta per scoppiare nel nostro Stato, ma poi per impedire il movimento niente si deve fare perché le leggi costituzionali lo impediscono, ed in­vero non si possono impedire le riunioni, troncare l'arruolamenti, non l'eccitamenti pubblici de* capi ma solo è inibito di passare nel nostro territorio attnippati ed armati ed anche per questi con ordine di evitare lo spargimento di sangue... (Riser­vata del governatore di Acquapendente al delegato apostolico di Viterbo, n. 574 del 17 agosto 1867, basta 213).
4) Per parte delle troppe Italiano si mantiene la solita sorveglianza. Essi non rinunciano alla speranza di occupare Roma, ma dicono schiettamente che per ora conviene non pensarci- Questo è il linguaggio dell'ufficialità, mentre poi l'emigrati ed altri del partito altra sperano sempre e nei decorsi giorni contavano sulla for­mazione del nuovo ministero, che speravano di averlo di un colore più favorevole
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