Rassegna storica del Risorgimento
GARIBALDINI; VITERBO STORIA 1867
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1970
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Il 1867 a Viterbo
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preparativi insurrezionali mazziniani e garibaldini certo dispiace veder gli ufficiali regi consentire con le autorità papali, all'art 5 della convenzione, nella definizione dei patrioti come malviventi.
In accordo con la politica di collaborazione, il sottoprefetto di Orvieto trasmetteva notizie sulle mosse dei volontari al governatore Marcelli, che, nel suo scetticismo, non le valutò troppo, ' > ma, con maggiore ottimismo sulle intenzioni di Firenze, mostrò di gradirle il delegato apostolico. -'
Fiduciosi o diffidenti che fossero, a seconda delle personali vedute, comunque i pontifici seguivano giorno per giorno la situazione, vagliando le informazioni dei loro confidenti retribuiti 3> e disponendo le scarse ma efficienti truppe, che si sarebbero dimostrate più adatte ad un impetuoso contrattacco in battaglia che al capillare blocco delle singole infiltrazioni. Queste, infatti, poterono svolgersi con facilità malgrado la convenzione italo-pontificia e l'assenza di fattivi fermenti al di qua della frontiera. Era invero dalla parte italiana del confine che agivano i più attivi patrioti viterbesi, esuli dopo le vicende del 18604) e pronti a guidare la spedizione colla loro conoscenza dei luoghi.
L'arrivo di Garibaldi ad Orvieto il 26 agosto ed il suo arresto a Sinalunga il 24 settembre, destando l'uno entusiasmo e l'altro sdegno, furono i due sproni che spinsero i garibaldini all'azione.
Le operazioni cominciarono il 28 settembre, all'indomani della relegazione dell'eroe in Caprera, col passaggio del Tevere da parte di quaranta garibaldini, che, guidati da un esule viterbese, marciarono su Grotte Santo Stefano, Bomarzo
*) L'avviso del sottoprefetto fu comunicato dal governatore di Acquapendente al delegato il 25 agosto (Governo di Acquapendente, n. 898, busta 213).
2) Questi criticava il pessimismo del governatore di Acquapendente; lo ve* diamo nella lettera a lui diretta il 19 agosto (n. 365, P.S., busta 213): Da quanto mi partecipava V.S. TU .ma... non mi sembra potersi dedurre che le truppe italiane non agiscano con buona fede ed a seconda dell'officiosa convenzione prestabilita. La copia del telegramma accluso al detto suo foglio (n. 574,17 agosto 1867) prova l'intenzione costante del governo italiano di impedire che individui armati ed armi oltrepassino il confine, ciò che a noi giova moralmente e materialmente e ci pone nell'avviso di essere vigilanti.
s) Un documento sulle spese del servizio d'informazioni è l'invio di un buono di dieci lire dalla delegazione di Viterbo al governatore di Ortc, accluso alla missiva n. 300 P.5. del 14 agosto 1867 (busta 213).
4) Nel 1860 Viterbo era stata sul punto di staccarsi da Roma nel quadro delle rapide conquiste e annessioni sabaude delle regioni centrali. In conseguenza della liberazione dell'Umbria una colonna di 700 volontari detti Cacciatore del Tevere, guidata da Luigi Masi, aveva infatti avanzato nel Lazio settentrionale, battendo i Ponti lini a Montefiascono e tenendo il capoluogo dal 20 settembre all'll ottobre; vi giunse quale commissario governativo 11 duca Lorenzo Cesarini Sforza, ma Napoleone HI, deriso a conservare nel Lazio un minimo vitale di territorio allo Stato della Chiosa, dopo che anche II Reatino se ne era staccino, impose ni governo italiano lo sgombero della città e della provincia di Viterbo. Si contarono allora circa 500 esuli allontanatisi al seguito delle truppe italiane ed il numero fu invero maggioro se si tien conto dell'emigrazione, dai paesi vicini,
V. per tali eventi C. PINZI, L'inturrexione dì Viterbo nel 20 settembre 1860, Viterbo, 1910; E. Gunn, Per la storia della provìncia di Viterbo nel 1860, in Rivieta d'Italie, novembre 1906 e L. SiGNoitEtxr, La questiono vilurhuse, in Rassegna storica del Risorgimento, at XXIV (1937), pp. 14654488.