Rassegna storica del Risorgimento
GARIBALDINI; VITERBO STORIA 1867
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1970
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Bruno Di Porlo
e Soriano, mentre grappi avanzati da ovest conquistarono il 29 Bagnorea. H 30 settembre una colonna, guidata dai fratelli Filippo ed Alessandro Salvatori di Caprarola e dagli emigrati del luogo Giuseppe e Cesare Taurelli e Paolo Chiòdo, attaccò Acquapendente, dove scoppiò un dissidio tra i pontifici sul modo di difendersi. Mentre, infatti, il governatore Marcelli pose ai suoi l'alternativa tra la resa e una sortita incontro agli attaccanti, sentendosi in fondo incline più alla prima soluzione che alla seconda,1) il tenente dei gendarmi Settimi volle sostener 1 assedio nella caserma dopo avervi raccolti i trentadue soldati a disposizione. Dopo un breve combattimento, che costò la vita ad un garibaldino, si giunse alla resa con la consegna delle armi e dei cavalli ed il completo litigio tra Marcelli e Settimi, che si attribuirono a vicenda la responsabilità della sconfitta.s)
1 garibaldini, anch'essi pochi e malsicuri, ebbero appena il tempo di atterrare gli stemmi pontifici e sopprimere il dazio del macinato, poiché all'alba del giorno seguente, incalzati dai rinforzi papali, sgombrarono la cittadina. La rioccupo il due ottobre una piccola colonna guidata dal ronciglionese Pietro Leali, che interruppe le comunicazioni telegrafiche e liberò i detenuti.8) Nuove incursioni di volontari in Acquapendente si ebbero il 12 ed il 14 ottobre, finché il 21 vi giunse il generale Giovanni Acerbi, il principale condottiero dell'impresa garibaldina nel Viterbese, che assunse la prodittatnra in nome, di Garibaldi.4)
Per le esigenze della lotta e la drammatica mancanza di mezzi dei volontari, egli impose al comune una contribuzione di cinquemila scudi, ridotta poi a tre-
1) Il Marcelli appare il più lucido dei funzionari pontifici della zona e nei suoi rapporti si intuisce l'amaro senso dell'inutilità della lotta in corso e della fatalità della caduta del potere temporale ecclesiastico. La sua intenzione di ritirarsi dalla lotta in caso d'invasione garibaldina era già stata manifestata al delegato di Viterbo in una lettera del 25 agosto (Governo di Acquapendente, n. 898. busta 213): L'associarmi ai gendarmi e prendere con essi la direzione di Montefiascone sarebbe per me l'esporrai ad un pericolo troppo grave senza utile del governo. Egli intendeva raggiunger Roma o tornare in Jesi, sua città nativa.
2) 11 tenente Settimi diede del traditore al Marcelli, che naturalmente reagì con sdegno (Traditore ad un Marcelli cbe gli scorre nelle vene il sangue di un zuavo, ad un Marcelli che era riuscito ad antivedere l'invasione (ino dalla notte precedente... Oh, noi Certe ingiurie non vanno sofferte, Governo di Acquapendente, n. 1011, 3 ottobre 1867, rapporto al delegato di Viterbo, busta 213). Tale era il prestigio del governatore che la direzione generale di polizia di Roma il 5 ottobre (n. 377, Dire, generale polizia Roma, busta 213) richiamò il tenente; questi tuttavia, a parte il metodo sbagliato scelto per la difesa, non aveva tutti i torti nel denunciare la Kcarsa volontà di combattere del Marcelli, connessa con la sua lucida e pessimistica previsione storica. Per allora Io Stato pontificia aveva possibilità di difesa e di ripresa e chi meno gnardava al futuro poteva, audacemente, sul piano militare, meglio sostenerlo.
) Relazione senza data nò estremi del governatore di Acquapendente, busta 212.
*) Giovanni Acerbi, nato a Castel goffredo presso Mantova nel 182, si distinse nella difesa di Venezia nel 184849; ebbe parte attiva nella cospirazione lombardo-veneta che doveva finire tragicamente a Belfiore* combatte con Garibaldi nella seconda guerra d'indipendenza e fu intendente dei Mille. Ritiratosi a vita privata dopo le vicende del 1867, mori a Firenze due anni dopo.