Rassegna storica del Risorgimento

GARIBALDINI; VITERBO STORIA 1867
anno <1970>   pagina <246>
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Bruno Di Porto
mosse al contrattacco il 22 ottobre con tre battaglioni, occupando Celleno e spingendosi fino alle porte di Viterbo.
Siamo con ciò al secondo tempo della spedizione garibaldina nel Viterbese, coincidente con la leggendaria fuga di Garibaldi da Caprera ' e con la sua impresa nelle vicinanze di Roma.
Galvanizzati dal diretto intervento del capo, anche i garibaldini operanti nell'alto Lazio tornarono all'offensiva, entrando in Orte il 17 ottobre, impegnando i pontifici nel combattimento di Farnese (18-19 ottobre) e spingendosi con celeri incursioni a Vitorchiano, Canepina (22-23 ottobre) e Vallerano. 2J
Spinti dalla necessità a dure requisizioni ed impossibilitati per lo scarso numero a consolidare il possesso di queste contrade, non riuscirono, però, a sta­bilire un contatto politicamente educativo con le popolazioni, cui talora appara vero in luce non buona. 3>
Un iniziativa insurrezionale con autentici addentellati locali e quindi una migliore accoglienza ai garibaldini si verificò a Vignanello, dove scoppiò il moto il 16 ottobre, con a capo Giuseppe Segarelli, Francesco Olivieri e Natale Cosi.4' Giunti in paese il due novembre quattro ufficiali garibaldini, anch'essi della zona, furon ricevuti in municipio e festeggiati con un pranzo; nominata la nuova giunta municipale, ripartirono il giorno successivo.5)
L'azione patriottica era stata frattanto facilitata dal ritiro delle guarnigioni pontificie defluite a guardia di Roma, tanto che la sera del 28 ottobre l'Acerbi potè entrare in Viterbo con relativa facilità. Altre camicie rosse riprendevano Bagnorea ed entravano in Montefiascone, già baluardo della difesa pontificia, stabilendovisi in maniera consistente e continuativa. Ivi rimpatriarono gli emi­grati Silvestro Argentini, Gaetano Volpini, Pietro Menghini. Filippo Manzi e Colombano Cernitori, che divenne sindaco. L'Argentini rappresentava l'ala sinistra garibaldina mentre il sindaco Cernitori propugnava la fusione col regno d'Italia, ottenendo maggiori consensi tra la parte della cittadinanza, che più seguiva gli avvenimenti, timorosa di disordini e pericoli per la proprietà. Il plebiscito, tenuto il 5 novembre, ottenne perciò ben settecento voti sulla for­mula dell'unità d'Italia con Roma capitale: taluni si giustificarono poi di fronte alle autorità papali con l'amena scappatoia che, non indicandosi il sovrano della futura Italia unita, avevano potuto pensare a Pio IX. Fatto sta che nelle abitazioni di distinte famiglie (Ricca, Battiloro, Basili, Vaggi, Tassoni, lacopini) si con­
ti V. C. SACERDOTE. Vita di Garibaldi, Milano, 1957, voi. IT, pp. 722 ss.
s) V. la strenua La rosa :.cit.; Invasione garibaldina in Vitorchiano ed altre notizie sulle truppe piemontesi, 22 ottobre 1867, ai superiori dicasteri, Roma (Posizione ii- 5246, busta 219); Lettera del priore Pietro Sante Moscatelli del 21 ottobre 1867 con­tenente un rapporto al delegato di Viterbo (Comune di Canepina, n. 256, busta 219).
8) Requisizioni e contribuzioni forzato dei garibaldini soft documentate, per esempio, nel rapporto del comando della brigata di Canapino, n. 23, del 29 novembre 1867, busta 213, nel cii. rapporto sull'invasione in Vitorchiano, posizione n. 5246, busta 219 e in altri rapporti citati in note precedenti circa le vicende di vari paesi.
4) Elenco dei compromessi di Vignanello nell'invasione garibaldina, polizia provincia di Viterbo, protocollo riservato, posizione n. 34, busta 213.
ff) Erano uno Sciploni di Bagnala, Corsi di Soriano (molto probabilmente il dottor Paolo, liberato come si e visto dalla prigionia). Micci e Gragnardi pure di Soriano. La giunta fu costituita da Angelo Felici, Francesco Olivieri, Natale Cosi, P. Paolo Ferrucci e Giuseppe Segarelli. Inoltre tre giovani del luogo (Antonio Cian­citi, Innocenzo Cai vangili e Vincenzo Petroni) ai arruolarono nelle file garibaldine.